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Svelato il mistero della paraffina spiaggiata: beccata la nave che inquinò

A Livorno la Guardia Costiera ha individuato i responsabili dello scarico in mare di ingenti quantità di cera paraffinica che arrivò anche a Poveromo, sul litorale apuano

oltre un anno di indagini
Svelato il mistero della paraffina spiaggiata: beccata la nave che inquinò
Marina di Massa - Svelato dopo quasi un anno e mezzo il mistero di quel materiale giallastro che a giugno del 2017 arrivò sulle spiagge apuane ma non solo, toccando anche tutto il litorale dalla provincia di Livorno a Finale Ligure, passando per lo spezzino. Già allora intervennero le Capitanerie di Porto della Toscana che recuperarono in mare circa 350 chili di quel materiale, identificato poi da Arpat come paraffina.

Le chiazze più grosse di quella cera paraffinica furono individuate nel mare settentrionale dell'Isola d'Elba e al largo della Riviera degli Etruschi. Residui che arrivarono copiosi anche sulla costa massese, in particolare sulla spiaggia di Poveromo (Marina di Massa). Arriviamo a oggi. Infatti negli ultimi giorni, il personale della Guardia Costiera di Livorno (Servizio Port State Control), coordinato dal Nucleo Operativo Polizia Ambientale della Direzione Marittima della Toscana, ha eseguito un'ispezione a bordo di un mercantile adibito al trasporto di sostanze chimiche per acquisire gli originali di alcuni importanti documenti relativi al carico.

L’attività è stata disposta dalla Procura della Repubblica di Livorno, nell’ambito delle indagini - condotte proprio dai militari della Capitaneria di porto, partite appunto nel giugno dello scorso anno a seguito del rinvenimento sul litorale toscano e ligure di ingenti quantità dei residui cerosi, appunto quella paraffina.

La nave oggetto della recente ispezione, di bandiera maltese ma utilizzata da una compagnia Turca, in base alla categoria di prodotto trasportato ed alla rotta seguita dal vettore, venne scoperta dal personale del Reparto Operativo della Capitaneria grazie ai sofisticati sistemi di monitoraggio del traffico navale.

Gli ispettori della Guardia Costiera, che avevano già svolto accertamenti a bordo in un precedente scalo, al termine di ulteriori indagini che hanno portato ad inequivocabili riscontri, hanno avuto la conferma della responsabilità della nave per il grave inquinamento. Una contaminazione che coinvolse tante località costiere e che richiese una intensa attività di bonifica a terra ed in mare, efficacemente coordinata sempre dalla Capitaneria di Porto di Livorno.

Con questo ultimo intervento si chiude il cerchio su un fatto particolarmente spiacevole, insidioso e difficile da contrastare che ha portato all’individuazione dei responsabili del grave attentato all’ambiente marino-costiero.

«L’inquinamento provocato dalle navi – spiegano dalla Guardia Costiera – costituisce un grave pregiudizio per l’ecosistema marino e la sua scoperta richiede organi di polizia giudiziaria altamente specializzati e una organizzazione in grado di mettere in campo una molteplicità di strumenti integrati per il raggiungimento di risultati altrimenti impossibili da conseguire. L’opera di prevenzione e contrasto è annoverata tra i compiti prioritari della Guardia costiera».
Venerdì 26 ottobre 2018 alle 20:37:30
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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