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Ultimo aggiornamento ore 11.02 del 13 Dicembre 2018

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Frigido, tutti contro il muro di 5 metri. Guidi: «Serve percorso partecipativo»

Il progetto della Regione sull'innalzamento degli argini del fiume per la sicurezza idraulica del territorio non piace

il dibattito
Frigido, tutti contro il muro di 5 metri. Guidi: «Serve percorso partecipativo»
Marina di Massa - Il progetto prevede la costruzione di un muro alto quasi 5 metri e lungo alcune centinaia per mettere in sicurezza il tratto finale del fiume Frigido. Un piano, la cui realizzazione è divisa in almeno tre interventi, che la Regione Toscana ha buttato nero su bianco per poter garantire la sicurezza idraulica del territorio ed evitare il rischio di esondazioni e allagamenti che potrebbero mettere in difficoltà la zona di Marina di Massa. Il 13 dicembre la Conferenza dei servizi discuterà proprio dell’esecuzione dei lavori che sono previsti nel piano. Ma in molti cittadini, fra loro anche esperti del settore, architetti, geologi e ingegneri, chiedono di poter dire una parola su ciò che al momento, per quanto indubbiamente necessario, si presenta come un disegno allarmante: una muraglia alta cinque metri a ridosso del lungomare.

A chiedersi nella sala parrocchiale dei Servi di Marina di Massa se il muro è veramente l’unica soluzione per garantire la sicurezza idraulica del territorio sono stati volti noti e meno noti della città, che si sono presentati senza bandiere né simboli per discutere collettivamente di quanto c'è in cantiere riguardo il futuro del Comune di Massa.

«La necessità di mitigare il rischio idraulico è il faro che ci orienta – sono le parole con cui la parlamentare del Pd Martina Nardi, organizzatrice dell’evento, ha aperto l’incontro – ma il progetto della Regione ha dimenticato alcuni aspetti che per noi sono importanti: la qualità del nostro vivere e la qualità del nostro fiume».

Molte le perplessità mostrate dalle persone che sono intervenute in occasione dell’incontro. Per il geologo Luca Niccoli il piano della Regione non tiene conto di alcuni interventi per attenuare il rischio che si potrebbero realizzare anche sull'alveo del fiume, piuttosto che solo verticalmente attraverso l'innalzamento di un muro. Un'alternativa, per il geologo Andrea Piccinini, potrebbe essere quella di «una cassa di espansione in linea» ricavabile lungo l’alveo “dormiente” del Frigido, quel letto che è stato modificato nel corso degli anni tanto da restringere il corso del fiume di almeno tre volte rispetto alla sua naturale morfologia. Il geologo ha anche sottolineato che nello studio della Regione non si fa riferimento al «sovralluvionamento patologico» che caratterizza il Frigido causato da fenomeni di antropizzazione e dall'accumulo di detriti derivanti dall'attività estrattiva. Mentre Anna Della Tommasima è intervenuta per rimarcare l’importanza di non sottovalutare «l’impatto visivo» del muro e ha chiesto l’adeguamento del progetto sotto l’aspetto della «compatibilità paesaggistica e dell’integrazione del contesto».

Critico sul progetto della Regione anche Claudio Palandrani: «Tali interventi - sottolinea - devono prevedere una progettazione naturalistica integrata utilizzando le tecniche più avanzate dei giardini verticali, delle aiuole pensili, dell’ingegneria naturalistica, dei rivestimenti in pietra e con essenze vegetali che colonizzino i tratti murari che si rendesse necessario realizzare. Esternamente alle golene del fiume, cioè sulle vie che attualmente lo costeggiano, si dovranno prevedere i necessari reinterri in modo da ridurre l’impatto dei muri, che si prevedono compresi tra i 2,5 e i 5 metri di altezza rispetto al livello strada nel tratto compreso a monte di via Parma e il Ponte di via Mazzini. Un intervento di tale portata, sotto il profilo dell’impatto ambientale, non può essere affrontato soltanto attraverso parametri ingegneristici meramente quantitativi, ma necessita di un approccio qualitativo, architettonico e paesaggistico del progetto». Tenere conto, in sostanza, anche del lato estetico e della fruibilità del fiume e continuare a coltivare un occhio di riguardo anche per la bellezza del corso d'acqua che da sempre bagna il comune.

Affrontare il tema della sicurezza idraulica del territorio in maniera più ampia, considerando l’intero tratto del Frigido, è invece la richiesta rivolta alle istituzioni da parte di Luca Corsi, che durante l'incontro ha illustrato del materiale fotografico che testimonia le condizioni del Frigido dalla sua sorgente fino alla foce. «Risalendo il fiume abbiamo documentato ciotoli vari e scarti di lavorazione del marmo che ostruiscono canali e restringono il letto del fiume - ha illustrato Luca Corsi - Ci auguriamo che il tema venga affrontato nella sua interezza e che si sottoscriva anche a Massa il "Contratto di fiume". In quanto bene comune è impensabile che per accedervi si debba entrare in una serie di proprietà private. Le carte sul tema ci sono, vanno solo rispettate».

«Fa piacere che la Regione destini soldi per un’opera che ho sempre reputato importante. Mi dispiace che il bando di gara sia stato fatto al massimo risparmio. Mi rivolgo a lei assessore Guidi affinché ponga più attenzione riguardo questo aspetto», ha detto l’ex sindaco Roberto Pucci rivolto all'assessore ai lavori pubblici, Marco Guidi, anche lui presente all'incontro.

«Abbiamo sollevato alla Regione diverse domande che questa sera sono state poste, riguardo la dimensione dei pali e l’abbassamento del letto del fiume. C’è ancora la volontà di mettere mano al progetto, il 13 dicembre andrò in conferenza dei servizi perché voglio che ci sia la voce dell’amministrazione, che credo sia anche la voce dei cittadini. Il percorso partecipativo – ha concluso Guidi – deve essere fatto».
Giovedì 6 dicembre 2018 alle 16:58:15
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