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Ultimo aggiornamento ore 17.31 del 21 Marzo 2019

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Porti, ipotesi Genova con La Spezia. E Carrara che fine farebbe?

C'è preoccupazione intorno alla delibera sull'autonomia differenziata approvata dalla Liguria. Toti ha detto che l'accorpamento «non è all'ordine del giorno» ma la deputata Nardi lancia l'allarme e porta la questione in Parlamento

interrogazione a toninelli
Porti, ipotesi Genova con La Spezia. E Carrara che fine farebbe?
Marina di Carrara - Accorpare i porti di Genova e La Spezia? La questione dell’autonomia differenziata approvata dalla Regione Liguria nei giorni scorsi ha messo in allarme gli operatori portuali dello scalo spezzino ma non solo. Nella delibera, relativamente al percorso di autonomia differenziata, si chiede allo Stato che vengano trasferite alla Regione la competenza sui demani portuali e la competenza legislativa in materia di porti al fine di regolamentare anche il modello di governance degli scali.

In un incontro avuto sabato coi rappresentanti delle categorie, il presidente della Liguria, Giovanni Toti, ha detto che «l’accorpamento tra Genova e La Spezia non è all’ordine del giorno» ma allo stesso tempo ha evidenziato che «le Autorità di Sistema Portuale, così come sono oggi, non sono coerenti con i bisogni delle imprese che lavorano in porto, sono lente negli investimenti, hanno dei Comitati di gestione in cui è complicato nominare dei membri e non tengono conto delle categorie professionali né, addirittura, dei sindaci delle città in cui si trovano i porti, al contrario di quanto avviene in tutta Europa».

«L'accorpamento tra Genova e La Spezia – ha detto Toti – non è all'ordine del giorno, i ragionamenti che la giunta regionale ha fatto con il viceministro Edoardo Rixi circa l'opportunità di un'unica Autorità di Sistema Portuale ligure per la ricerca di investimenti presso il governo sarebbe un atout positivo da considerare, ma sull'altro piatto della bilancia occorre mettere le tradizioni di un porto, la sua comunità, la snellezza nelle decisioni e il radicamento nella città, tutti ragionamenti di là da venire, che faremo nel rispetto delle volontà locali. E in questo senso mi pare che la volontà autonomista della Spezia, a partire dal suo sindaco per arrivare agli operatori del porto, sia molto ferrata».

E MARINA DI CARRARA?
Dopo queste parole e gli atti approvati dalla giunta ligure la domanda è legittima: in tutto questo il porto di Marina di Carrara che fine farebbe? La questione è stata portata in Parlamento dalla deputata del Pd, Martina Nardi, che ha espresso preoccupazione circa questa possibile “regionalizzazione” del sistema portuale. Con una interrogazione al ministro dei trasporti, Danilo Toninelli, la Nardi chiede «quale è la posizione del governo sulla richiesta delle Regione Liguria in materia di competenza di governance portuale, dal momento che una scelta in tale direzione potrebbe vanificare gli ottimi risultati ottenuti fino ad oggi, in termini economici ed occupazionali, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale».

La Nardi infatti ricorda che «la nuova Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, che comprende i porti di La Spezia (in Liguria) e Marina di Carrara (in Toscana), ha riportato nel 2018 risultati estremamente positivi: 1.543.000 contenitori (con un incremento dell’1,2 per cento rispetto all’anno precedente); 18,3 milioni di tonnellate di merce (con un aumento dello 0,1 per cento) e 495mila passeggeri (con una crescita del 4,7 per cento). Ma le associazioni economiche locali hanno espresso, sulla delibera della Regione Liguria, parere negativo esprimendo perplessità sulla richiesta di autonomia, che potrebbe isolare ed indebolire il sistema economico e produttivo territoriale».

Gli operatori economici hanno diffuso una nota in cui si dicono «fermamente convinti che sia indispensabile una visione completamente svincolata dal localismo, che consideri la portualità come un tema di carattere nazionale e per taluni aspetti sovranazionali, ciò è confermato dal fatto che da tempo si sta già lavorando per addivenire ad un modello unico che uniformi le procedure in tutti i porti italiani. Con la regionalizzazione, i porti verrebbero di fatto esclusi da tale processo».
Lunedì 11 marzo 2019 alle 10:24:58
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