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Ultimo aggiornamento ore 13.29 del 19 Novembre 2018

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Nca, la Cgil: «Lì dentro vige ancora la legge del padrone»

Alessio Castelli (Fiom) torna a parlare della situazione dei Nuovi Cantieri Apuania e chiama in causa l'amministrazione comunale

"ANCHE CON SENTENZA DI UN GIUDICE"
Nca, la Cgil: «Lì dentro vige ancora la legge del padrone»
Marina di Carrara - «“Noi non ci spostiamo e nessun tecnico né politico potrà farci cambiare idea: soltanto il legislatore potrà farci ritirare quelle lettere”. Con il titolo, "Adesso parlo io", ed esprimendo le parole sopra riportate il padrone di Nca, il 15 novembre 2017, interveniva sulla stampa raccontando i suoi intenti. Nulla di sorprendente visto che molti hanno capito bene chi sia». Con queste parole torna a parlare il segretario provinciale della Fiom-Cgil Alessio Castelli sulla vertenza dei Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara e si scaglia contro il presidente dell'azienda nautica Giovanni Costantino.

«Unica discrasia – prosegue – è che mi sembrava un soggetto tutto di un pezzo e, pure se i suoi pensieri e modi mi rammentano modi padronali del primo novecento, mi era rimasta l’illusione di uno fedele al suo pensiero. Non è cosi. Un giudice della Repubblica italiana gli ha imposto la reintegra di uno dei lavoratori licenziati ingiustamente e il pagamento del risarcimento del danno, ma il patron di Nca, che nel frattempo è stato scelto come modello per coordinare della commissione nautica di Confindustria Toscana Nord, vuole stupire ancora tutti, non reintegra il lavoratore, fregandosene della legge italiana, dimostrando nei fatti che dentro a Nca sia un’altra la legislazione vigente. Per questo mi domando quanto ancora un cittadino onesto si possa inorgoglire di essere italiano. Il lavoratore che viene sanzionato se ritarda o non si presenta al lavoro, quanto riesce ad essere orgoglioso di dire “sono un Italiano”. Si può ancora evadere la domanda dicendo la colpa è del Sindacato che non tutela chi Lavora, ma la verità la conoscono anche coloro che riescono a mentire a se stessi, il potere economico domina il potere politico, e nonostante a Carrara al governo cittadino siano giunti i paladini della legalità, tutto tace; il silenzio domina sull’onestà, molti chiudono gli occhi per vivere verità di comodo, ma la realtà è che non esiste democrazia davanti al capitale. E allora mi domando, ma quale resistenza, ma quale democrazia. Custodiamo, di fronte a certe situazioni, un popolo come quello Apuano che ha pagato col sangue la Libertà. Quale memoria conserva se non sa imporre la legge a chi viene a prendere ricchezza sul territorio».

«La mia – conclude il sindacalista – non è retorica o demagogia, è la paura di dover perdere l’orgoglio di una terra che amo profondamente e che personalmente non accetterò mai di veder sottomessa a nuovi Padroni. Se la democrazia tace, il Popolo la riaffermi. Chiedo apertamente a chi governa la città di assumersi la responsabilità di reagire, o semplicemente a me sembrerà complice».
Mercoledì 23 maggio 2018 alle 13:47:42
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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