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Ultimo aggiornamento ore 21.33 del 18 Febbraio 2019

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Il porto di Marina di Carrara nel mirino del fondo F2i

Ne ha dato notizia Il Sole 24 Ore: «Avrebbe individuato alcuni asset di particolare interesse che fanno capo all’armatore Enrico Bogazzi»

il futuro dello scalo apuano
Il porto di Marina di Carrara nel mirino del fondo F2i
Marina di Carrara - Il porto di Marina di Carrara nel mirino di F2i Fondi Italiani. A darne notizia è l'agenzia Radiocor del Sole 24 Ore. «Nell’operazione asset che fanno capo all’armatore Enrico Bogazzi – ha scritto il quotidiano finanziario – F2i mette nel mirino il settore dei porti. Il fondo guidato da Renato Ravanelli, come anticipato dall’agenzia Radiocor, starebbe sondando il mercato per eventuali investimenti in un segmento di business che, come altre filiere infrastrutturali del Paese, ha una forte esigenza di consolidamento per ridurre il gap con altri partner europei. Nel dettaglio, F2i avrebbe individuato alcuni asset di particolare interesse che fanno capo all’armatore Enrico Bogazzi, uno degli imprenditori più noti e rispettati della Versilia: si tratterebbe di alcuni terminal commerciali del porto di Massa-Carrara e di quello di Marghera (Venezia). L’operazione, che avrebbe un importo comunque limitato, potrebbe entrare nel vivo nelle prossime settimane e rappresenterebbe per il fondo un piccolo passo iniziale per “sbarcare” nel settore dei porti, in cui fino ad oggi – in ormai 12 anni di attività duranti i quali ha esplorato ormai tutto l'arco istituzionale delle infrastrutture – non era mai entrato».

«F2i – prosegue Il Sole – ha esaurito anche il terzo fondo (raccolto soltanto un anno fa) e i suoi investimenti spaziano dagli aeroporti (con Malpensa e Linate, oltre a Napoli, Torino, Alghero e recentemente Trieste) alle reti gas (dove è il primo operatore privato del Paese) per arrivare alle torri di trasmissione tv, in cui ha appena concluso l’ingresso in EI Towers, e alle energie rinnovabili con la joint venture sull’eolico insieme a Edison e soprattutto con il solare, in cui F2i è diventato il terzo operatore europeo grazie all’acquisto in estate di Rtr e del 50% della partnership con Enel, chiuso invece lo scorso dicembre. Senza dimenticare le partecipazioni nelle cliniche Kos, nella Sia (leader europeo nelle infrastrutture tecnologiche per i pagamenti), in Irideos (servizi Ict alle imprese), nella rete idrica con Iren e nella San Marco Bioenergie, specializzata sulla valorizzazione energetica delle biomasse legnose. Discorso a parte sono le autostrade, su cui il fondo ha intenzione di puntare nel prossimo futuro a partire da Brebemi e Serravalle a prescindere dai rumors su un possibile ruolo nell'eventuale riassetto di Autostrade per l’Italia».

«La filosofia di F2i, che tra i suoi principali sponsor vede Cdp, Intesa Sanpaolo, Unicredit, le principali Fondazioni e Casse italiane nonché investitori istituzionali esteri di rilievo come Ardian e China Investment Corporation, è semplice: puntare sul consolidamento, per superare la cronica frammentazione del Paese in alcuni ambiti chiave delle infrastrutture, e di conseguenza sulle efficienze, generando così anche valore per i sottoscrittori dei suoi fondi (il primo, da 1,85 miliardi, ha reso oltre il 12% l'anno). Questa stessa strategia potrebbe essere applicata ai porti italiani che devono esprimere ancora molto del potenziale. Le merci in container movimentate nel Mediterraneo, in cui passa un quinto del traffico marittimo mondiale, sono aumentate del 500% negli ultimi vent’anni ma in Italia l’incremento è stato di dieci volte inferiore, cioè pari al 50%. I problemi principali? Frammentazione e pesante burocrazia, nonché – secondo lo studio - la mancanza di una cabina di regia a livello nazionale».
Domenica 3 febbraio 2019 alle 07:08:48
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