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Ultimo aggiornamento ore 09.32 del 7 Aprile 2020

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Coronavirus, una mazzata per il turismo apuo-lunense. «Si torni a viaggiare»

La coop Sigeric: «Tante disdette. A rischio posti di lavoro. Attendiamo risposte concrete dalle istituzioni»

l'appello
Lunigiana e Apuane - «L’emergenza sanitaria che si è riversata sul nostro Paese, con particolare coinvolgimento del territorio del nord Italia, sta avendo conseguenze economiche anche sulla Lunigiana e sulla vasta area di cui questo territorio fa parte: nel Levante Ligure, sulla Costa Apuana e nell’Appennino Tosco Emiliano, le associazioni di categoria e le aziende di settore turistico come Sigeric si sono già confrontate su questo tema». A intervenire sul caso è la cooperativa Sigeric di Pontremoli (Massa-Carrara) che riunisce vari professionisti del settore turistico.

«Un rapido sondaggio tra i nostri abituali collaboratori, come il Resort Ca’ del Moro di Pontremoli, l’Agriturismo Montagna Verde di Apella – Licciana Nardi, i soci di Aotl – Associazione Operatori Turistici della Lunigiana, ma anche le guide turistiche e ambientali dei territori limitrofi – evidenziano – ci ha presto messo di fronte ad una situazione comune: non soltanto si è verificato un rapido annullamento delle prenotazioni, di visite guidate e di gite scolastiche (queste ultime disdette in seguito a Decreto Ministeriale, ma anche ben oltre la data limite del 15 marzo), ma anche a una generale interruzione di nuove prenotazioni per la stagione a venire, che, come dimostrano i dati delle passate stagioni, arrivano proprio in questo periodo».

«Se è chiaro che l’emergenza sanitaria ha la priorità – sottolinea Sigeric – e che concordiamo con le misure attuate per limitare la diffusione di questo nuovo Virus, il timore è anche quello di una nuova crisi economica, in un territorio già in difficoltà come quello lunigianese, dove il turismo rappresenta una risorse principali. Non solo per chi, come le guide turistiche e ambientali socie di Sigeric e gli albergatori, ha investito nel settore tutta la propria vita, ma anche per chi, indirettamente, gode dei vantaggi di essere ormai su un territorio a spiccata vocazione turistica, come i ristoratori, le aziende agricole e di prodotti tipici e gastronomici. Queste conseguenze economiche sono causate soprattutto da un panico diffuso, e alimentato da una scorretta e irresponsabile informazione».

«La Lunigiana, ma anche la Costa Apuana, il Levante Ligure e l’Appennino – evidenziano – non possono permetterselo: soltanto nel nostro territorio, sono a rischio decine di posti di lavoro, proprio in quelle aziende del settore che negli anni hanno attivamente contribuito a trasformare la Lunigiana in un prodotto turistico unitario, investendo tempo, energie e denaro e rappresentando uno dei pochi sbocchi lavorativi per i giovani del territorio. Per questo, le associazioni di categoria e le singole aziende si sono mosse per chiedere sostegno alle istituzioni locali, regionali e nazionale, dalle quali si resta in attesa di risposte concrete».

«E noi – concludono – cerchiamo di non fermarci: visitiamo i nostri parchi e i nostri musei, aperti al pubblico in quest’area considerata lontana dal pericolo, acquistiamo nei nostri piccoli negozi, continuiamo a frequentare i nostri agriturismi e i nostri ristoranti. Dopo il 15 marzo, riprendiamo a mandare i ragazzi in gita scolastica, soprattutto se la scuola resta aperta e gli spostamenti sono vicino casa. Facciamo, per un po’ e come siamo soliti fare, i “turisti a casa nostra”, per far vedere all’Italia e al mondo che non siamo fermi, che siamo pronti per la prossima stagione turistica».
Venerdì 28 febbraio 2020 alle 16:38:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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