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Ultimo aggiornamento ore 17.18 del 19 Aprile 2019

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Cave, respinto il piano di Castelbaito. Legambiente: «Devastazione fermata»

La Regione Toscana non ha accolto il progetto di escavazione di quasi 200mila metri cubi presentato dall'azienda. L'associazione ambientalista esulta

il marmo del monte borla
Cave, respinto il piano di Castelbaito. Legambiente: «Devastazione fermata»
Lunigiana e Apuane - «Fermata l’opera devastatrice nel Parco delle Apuane». Legambiente Toscana esulta per la decisione della Regione di respingere il piano del bacino marmifero del monte Borla nel comune di Fivizzano (Massa-Carrara). Nel Bollettino Ufficiale della Regione Toscana del 16 gennaio 2019 è stato pubblicato il decreto di archiviazione della richiesta di Via (valutazione di impatto ambientale, ndr) presentata dalla cava Castelbaito-Fratteta, ubicata nel bacino n. 4 “Monte Sagro, Morlungo e Monte Borla”, in pieno Parco delle Apuane.

Acquisiti i contributi istruttori dei vari enti e l’osservazione di Legambiente Toscana, la direzione regionale Ambiente ed Energia aveva chiesto alla Marmi Walton Carrara Srl di presentare, entro il termine di 30 giorni, integrazioni, chiarimenti e le proprie controdeduzioni all’osservazione di Legambiente. Trascorso inutilmente tale termine, la Regione ha archiviato la pratica, respingendo così il progetto d’escavazione di quasi 200.000 metri cubi in 5 anni.

«La ditta, però – spiega Legambiente – si è arresa in partenza, non presentando né integrazioni né controdeduzioni. Del resto, le sarebbe stato impossibile smentire le osservazioni di Legambiente Toscana; l’unica risposta possibile sarebbe stata l’ammissione della loro veridicità. Infatti:
• le relazioni progettuali erano incomplete, contraddittorie e inattendibili perfino relativamente ai dati elementari sui quali si basano le verifiche e le valutazioni (rapporto blocchi/detriti, quantità di detriti prevista, ecc.);
• sul destino dei detriti, la ditta palesava una reticenza ai limiti dell’impudenza. Infatti, sebbene affermasse perentoriamente che «La destinazione di riutilizzo delle rocce e terre da scavo è certa e determinata» e che i detriti sarebbero stati «allontanati da ditta specializzata», i dati di fatto, sotto gli occhi di tutti, sono ben diversi: inidoneità (divieto di transito ai camion) di tutte le strade utili per il trasporto a valle dei detriti e abbandono totale, da parecchi anni e in pieno Parco, dei detriti, violando le prescrizioni dell’autorizzazione;
• sebbene fossero documentate la permeabilità molto elevata del marmo e «una direttrice di infiltrazione profonda delle acque meteoriche», le misure di protezione delle acque sotterranee indicate dalla ditta equivalevano a una autodenuncia. Anziché tenere scrupolosamente pulite le superfici, infatti, si lasciava infiltrare la marmettola nelle fratture del marmo confidando sul loro progressivo intasamento a causa della marmettola che, «compattata dal continuo passaggio dei mezzi meccanici, riempie e cementa le fratture presenti rendendo impermeabile l'ammasso roccioso»;
• la ditta, nel 2018, non aveva ancora ottemperato a ben cinque prescrizioni del Parco, indicate nelle pronunce di compatibilità ambientale del 2014 e del 2015.
Esprimiamo dunque apprezzamento per la procedura di valutazione di impatto ambientale condotta dalla Regione. Per quanto si trattasse di un atto dovuto, non si può tacere che, la cava –pur trovandosi nella stessa situazione di incompatibilità ambientale e di violazione sistematica delle prescrizioni (non diversamente, purtroppo da molte altre cave)– per oltre dieci anni ha potuto proseguire l’opera devastatrice all’interno del Parco, grazie alle autorizzazioni ottenute».

«Ci auguriamo pertanto – concludono gli ambientalisti – che anche il redigendo Piano attuativo del bacino estrattivo di Fivizzano, condividendo l’approccio della Regione, applichi il PIT-PPR ed escluda definitivamente dalle aree estrattive non solo le cave del Borla, ma anche quelle ai piedi del Sagro, visto che anch’esse presentano identiche problematiche, con l’aggravante dell’abbandono di una quantità di detriti ancora maggiore, che ha in buona parte sepolto la valle glaciale)».
Giovedì 31 gennaio 2019 alle 16:08:16
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