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Ultimo aggiornamento ore 08.09 del 16 Ottobre 2018

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Stop all'escavazione, il Grig: «Dopo il Pizzo, si passi alla Tambura»

Il Gruppo di intervento giuridico al Parco: «Atto dovuto, trionfalismi fuori luogo»

LE CAVE SULLE APUANE
Stop all´escavazione, il Grig: «Dopo il Pizzo, si passi alla Tambura»
Lunigiana e Apuane - «Il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane blocca le cave? Bene, ma lo faccia sul serio». A dirlo è il Grig, il gruppo d'intervento giuridico, che interviene dopo la decisione da parte del Parco delle Apuane di stoppare l'escavazione sul Pizzo d'Uccello.

«Il Consiglio direttivo del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane ha deciso (deliberazione n. 28 del 10 luglio 2018) di impartire la direttiva ai propri uffici tecnici e amministrativi relativa alla “‘non concessione’ di ulteriori autorizzazioni alle attività estrattive in esercizio o esercitabili nei bacini del Cantonaccio e del Solco d’Equi” (circa 40 ettari di territorio). E’ l’effetto della compresenza nell’area delle discipline di salvaguardia ambientale del piano del parco e del piano d’indirizzo territoriale (Pit) con valenza di piano paesaggistico. Nessuna nuova cava sul Pizzo d’Uccello, ma pressoché un atto dovuto, qualsiasi trionfalismo appare fuori luogo. Curiosamente la nuova cava al Pizzo d’Uccello “altera profondamente l’identità dei luoghi e presenta un rilevante impatto paesaggistico, naturalistico e geomorfologico”, ma non lo altera, per esempio, l’altrettanto devastante Cava Cattani Lisciata, in Comune di Fivizzano, recentemente autorizzata (pronuncia di compatibilità ambientale – Pca n. 12 del 4 giugno 2018), pur essendo nel “Bacino marmifero di Equi”. Così come perdurano i tanti inquinamenti e gli altrettanti abusi nelle attività estrattive. Gli organi direttivi del Parco e la Regione Toscana vogliono davvero fare qualcosa di rilevante e incisivo per l’ambiente delle Alpi Apuane? Visti gli abusi riscontrati nella Cava Padulello (ordinanza sospensione lavori e ripristino ambientale n. 2 del 17 febbraio 2017), situata sul Monte Tambura a oltre 1.400 mt, visto l’introito ridotto del Comune (Minucciano), considerando la sostanziale inattività della cava di cresta Piastramarina (Pca n. 2 del 10 aprile 2017), chiediamo al Parco, ai Comuni interessati, alla Regione Toscana, al Ministero dei Beni e Attività Culturali di attivarsi nell’applicazione del Pit con valenza di piano paesaggistico ed escludere l’intera area del Monte Tambura dalla zona estrattiva, cioè dall’area contigua di cava del parco naturale delle Alpi Apuane e inserirle nell’area del Parco vera e propria, dove l’attività estrattiva è preclusa».
Lunedì 16 luglio 2018 alle 20:22:44
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