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«Marble Hotel, Fornace e Mediterraneo: il museo degli orrori è qui»

Un cittadino di Carrara scrive alla Voce Apuana: «Non siamo secondi a nessuno, a quando le visite guidate?»

la lettera
«Marble Hotel, Fornace e Mediterraneo: il museo degli orrori è qui»
Lettere a Voce Apuana - Gentile redazione, sono molte le città italiane che hanno allestito un museo degli orrori per attrarre nel loro territorio i turisti, e rimpinguare così le esauste casse comunali. Iniziativa che mi sembra davvero interessante, che oltretutto oggi va per la maggiore, quindi perché non coinvolgere in questo progetto anche l’amministrazione comunale di Carrara? Qualcuno potrebbe obiettare che l’allestimento di un Museo degli Orrori, all’altezza di tale nome comporterebbe l’investimento di milioni di euro. Sbagliato! Perché per nostra fortuna, noi siamo già in possesso di molte attrazioni orribili, che da sole farebbero di questo eventuale museo carrarese il primo in Italia. Oltretutto siamo molto fortunati perché queste attrazioni sono poste in luoghi di forte impatto visivo, per cui si risparmierebbe anche il denaro necessario per la loro collocazione. Andiamo a elencarli. Appena il turista esce dall’autostrada al casello di Carrara, ecco come per magia apparire ai suoi occhi stupiti e incantati la prima orrida meraviglia: il Marble Hotel. Splendido esempio di spreco di denaro pubblico e di scempio paesaggistico, questa “incompiuta” fu finanziata con i fondi di Italia '90, e da allora è lì, a svettare orgogliosa verso il cielo, con la sua carcassa ormai malandata di cemento armato, quasi a voler fare da contrappunto con la sua orrida presenza, alla maestosità delle Apuane che ha di fronte.

Per nostra fortuna anche il viaggiatore proveniente dalla via Aurelia, che voglia andare verso la Marina potrà avere un assaggio delle orride meraviglie che il nostro territorio potrà offrirgli. Appena passato il ponte della ferrovia, si aprirà alla sua vista in tutta la sua maestosità, il rudere delle fornaci Saudino. Tipica fabbrica anni Quaranta, costruita con i mattoni che essa stessa produceva, dopo la chiusura e un lungo periodo di abbandono, fu oggetto di un progetto di recupero. Per nostra fortuna però, ben due ditte fallirono in quel tentativo, lasciando inalterate per i posteri quelle splendide macerie fatiscenti, con le travature marce che penzolano nel vuoto come stalattiti, regno di topi, corvi, lucertole e pipistrelli, conferendo al tutto quel senso di sporco abbandono, che tanto piace ai cultori dell’orrido. Ma il turista che verrà a visitare la nostra splendida città sarà solo all’inizio di questo vero e proprio Tour dell’Orrore.

Nella ridente Marina di Carrara, proprio davanti al mare con le romantiche pinete, vi è un vuoto. Sì! Un vuoto! Come se un bambino capriccioso avesse cancellato con una gomma un pezzo del suo disegno. Quel “buco” un tempo era occupato da un’imponente costruzione, l’Hotel Mediterraneo, fiore all’occhiello del lusso e dell’eleganza nell’accoglienza marinella, fu abbattuto con la promessa di una sua “ristrutturazione.” Ora al suo posto da diversi anni, spuntano solo monconi di ferro arrugginito, le basi delle colonne che non sono mai state costruite. Ma noi non vorremmo che i villeggianti che frequentano le nostre splendide spiagge restassero delusi, così ecco un bello scempio proprio in mezzo alla pineta dove un tempo sorgeva la Caravella. Una mitica e, al tempo, modernissima pista di pattinaggio, con l’impiantito di marmo bianco di Carrara, che ha divertito intere generazioni di carrarini. Dopo decenni di abbandono, ospitava una splendida discarica. Ora è stata “spianata” quasi a tentare di cancellare per sempre un’opera orribile che tutta Italia ci invidiava, trasformata in un anonimo piazzale sporco. Per fortuna però, proprio di fronte sorge il rudere del ristorante “La Tuga”, chiuso da anni non si è mai autorizzata la sua riapertura nonostante le richieste, perché vi è, un fantasioso progetto di “riqualificazione” dell’intera area. Ciò sarebbe un vero e proprio insulto al paesaggio, oggi ricco di capannoni abbandonati, con finestroni sfondati simili alle orbite vuote di un teschio, con suggestivi piazzali sporchi e dissestati, dove stormi di piccioni e cornacchie, contendono il cibo ai legittimi proprietari: i topi.

Anche nella città di Carrara le attrazioni non mancano. Alla Padula, dove sorgeva la villa di Fabbricotti e oggi Parco Pubblico, vi si accede attraverso una portineria eretta a fine ottocento, dall’architetto comunale Leandro Coselli. Costruita a forma di castello con tanto di torretta, in mattoni naturali a faccia vista, è essa stessa una vera e propria opera d’arte. Alla fine degli anni Novanta però, l’amministrazione comunale del tempo, forse temendo di restare senza opere orribili, commissionò una seconda entrata per la Padula, ponendola a poche decine di metri verso valle, con un ponte stile tibetano, e un’altissima torre di rara bruttezza. Alla modica cifra di un miliardo delle vecchie lire, questa seconda entrata munita di ascensori, e scale, non è mai entrata in funzione, e ora ospita un bellissimo bosco di erbe spontanee, tane di graziose pantegane, oltre a quintali di ruggine. Come si vede come museo degli orrori, non siamo secondi a nessuno, quindi a quando le visite guidate?

Mario Volpi,
cittadino
Giovedì 7 febbraio 2019 alle 11:46:21
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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