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I dazi di Trump colpiscono anche i muscoli di Spezia

I mitili sottolio pronti a sbarcare sul mercato Usa, ma sono tra i prodotti Ue colpiti dalla guerra commerciale in corso

la beffa
I dazi di Trump colpiscono anche i muscoli di Spezia
Fuori Provincia - Verrebbe da dire "non sapete cosa rischiate di perdervi". Ma la questione è più complessa e seria di così. Gli effetti della guerra dei dazi mossa da Donald Trump a mezzo mondo arriva fino alla provincia della Spezia in maniera diretta. E mette in crisi un progetto che potrebbe essere il volano di una crescita esponenziale per l'agroalimentare spezzino. Aprire un canale commerciale in grado di differenziare il tradizionale export legato a nautica, cantieri e sistemi di difesa. Ci sono anche i mitili tra i prodotti europei su cui il presidente americano ha intenzione di porre una maggiorazione di prezzo all'importazione. Una mossa che arriva davvero nel momento meno propizio: ovvero mentre i muscoli della Spezia si preparavano appunto a sbarcare sul mercato americano.

Il grande passo era stato preparato con cura. "Abbiamo le etichette in inglese pronte da attaccare ai vasetti, i permessi della Food and Drugs Administration in tasca, i feed delle referenze ottenuti in un anno di lavoro. Le campionature che abbiamo mandato negli Stati Uniti negli scorsi mesi hanno ottenuto riscontri molto positivi. Insomma, tutto perfetto. Poi venti giorni fa ci chiama il nostro distributore (Vicedomini ltd, ndr) e ci mette in stand by in attesa di capire cosa succederà con questi dazi. Ovvero a che prezzo finale potremo proporre il nostro prodotto". Chi parla è Agata Pangallo dell'azienda di trasformazione Gli Arcibuoni di Sarzana. Sono loro che producono, tra le altre cose, anche i vasetti dei muscoli spezzini sottolio. Subito accolti molto bene sul mercato interno e ora pronti ad attraversare l'Atlantico per finire sulle tavole dei cittadini americani. Magari anche sui menù degli chef delle grandi metropoli.

Ieri la doccia fredda. Il Wto ha dato via libera all'applicazione dei dazi a partire dal 18 ottobre e alla sezione 14 della lista dei prodotti appaiono anche i "mussels, prepared or preserved" in arrivo dall'Italia. L'elenco non è definitivo, si aspetta una nota del Federal Register per avere la certezza, ma le possibilità che i mitili spariscano sono quantomeno remote. Tra due settimane, il vasetto con i frutti di mare del Golfo dei Poeti lascerà alla dogana americana un dazio supplementare del 25% sul valore. "Rimaniamo in attesa e in contatto con il distributore - spiega Pangallo - Se ci dicono che con la maggiorazione arriverà a costare un prezzo fuori mercato, sarà inutile muoversi a questo punto. Sarebbe un vero peccato perché secondo le nostre analisi il mercato statunitense ha una potenzialità elevata. Sono stata di persona in anni recenti e il Made in Italy è molto ben recepito, nonostante in passato li abbiamo abituati a caratteristiche organolettiche non in linea con quello che noi reputiamo di qualità. Ma un prodotto come il nostro, dal misto mare alle vongole veraci e fino ai muscoli sottolio, ha le carte in regola per essere compreso da una buona parte degli americani così come dalle tante comunità di europei che vivono in Nord America. Noi più che fare prodotti buoni e proporci come immagine non possiamo fare". Il resto è in mano ai rappresentanti in seno alle istituzioni nazionali e continentali.

La filiera è cortissima d'altra parte. I muscoli escono dal mare all'alba, passano dallo stabulatore di Santa Teresa al mercato di Pallodola, dove avviene la trasformazione, nella stessa mattinata. In totale dieci chilometri di strada. La mattina seguente sono già stati sterilizzati e messi in vasetto. Un tempo cortissimo che garantisce, oltre ad un bassissimo impatto ambientale, che il gusto rimanga il più vicino possibile al fresco. Una via scomoda, perché le conserve più stabili, quelle maggiormente lavorate e con ph basso, possono seguire una burocrazia più veloce per avere l'ok all'importazione negli Usa. Qui invece si è scelta la strada più stretta, rimanere più vicino al naturale per salvaguardare la qualità e il buon nome del Made in Italy. "Sul fresco una maggiorazione del 25% ucciderebbe automaticamente il mercato perché ci sono margini talmente bassi che è impensabile muoversi troppo con i prezzi", spiega Federico Pinza dei Mitilicoltori Spezzini, i coltivatori del mare che sono la prima stazione della filiera. "Credo lo stesso consumatore americano ne avrà un danno, perché per trovare questa qualità sarà obbligato a spendere di più".

I dazi in arrivo riguardano, oltre al precotto e alla conserva, anche sughi o preparati di pesce in cui compaiano i molluschi. L'Italia è tra i quattro maggiori produttori europei con Spagna, Grecia e Francia ma è anche e soprattutto un Paese importatore. La produzione interna infatti non basta a soddisfare l'altissima domanda, cosicché non è difficile trovare prodotto spagnolo, greco o addirittura cileno (surgelato) nei nostri supermercati. I dazi colpiscono però in primis la Danimarca, il primo per export di muscoli in Usa con un volume d'affari di 250mila dollari all'anno secondo i dati Flexport. L'ipotesi che, perse quote di mercato extra Ue, prodotti europei invadano a questo punto il Belpaese non preoccupa da queste parti. Anche per una questione di palato.

"In estate il prodotto locale basta - spiega Pinza - mentre in inverno, quando da noi il muscolo è vuoto, lo prendiamo dalla Spagna e lo lasciamo immerso un mese e mezzo nel nostro mare. In modo da dargli anche un po' del nostro sapore. Martedì è atteso il primo camion della stagione dalla Penisola Iberica".

ANDREA BONATTI

Giovedì 3 ottobre 2019 alle 14:15:06
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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