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Tantissime persone alla proiezione del documentario Cave Cavem

Tantissime persone alla proiezione del documentario Cave Cavem
Fuori Provincia - Dopo Carrara, Napoli nel quadro dell’XI Edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani e Massa, anche a Seravezza un pubblico numerosissimo, partecipe e concretamente interessato ai temi ambientali, sociali ed economici, ha gremito il Cinema Scuderie Granducali per assistere il 16 gennaio scorso alla proiezione del cortometraggio “Cave Cavem” del documentarista Alberto Grossi. A farlo sapere è l'associazione Alberto Benetti di Massa di cui pubblichiamo di seguito una nota:

«Argomentato, crudo e poetico, scevro da tentazioni provocatorie, “Cave Cavem” ha restituito agli spettatori lo scenario di un ecocidio annunciato fatto di devastazioni attuali e future che minacciano i monti ed il litorale apuoversiliese, l’economia, il lavoro, le relazioni sociali e, soprattutto, la disponibilità di acqua quale ricchezza di questo territorio, fonte imprescindibile per la sopravvivenza di tutti e “diritto umano universale e fondamentale” così come sancito dalla risoluzione ONU del 2010. Trenta minuti di immagini, suoni, rumori e racconto hanno catturato l’attenzione dei presenti dando forma e consapevolezza alla necessità di agire collettivamente e con urgenza, senza affidarsi passivamente alla “delega”, nel tentativo di risolvere la falsa quanto irragionevole contrapposizione tra ambiente e lavoro, tra tutela dei beni comuni e sviluppo economico. Il messaggio è giunto forte e chiaro: per il tornaconto particolare e di pochi non si possono sacrificare gli interessi generali ed il rispetto di regole e leggi. Un invito quindi ad essere vigili perché nelle terre di nessuno e nel “mondo di mezzo” si possono annidare anche le insidie delle connivenze, della corruzione e delle penetrazioni malavitose. Denuncia e monito per generazioni ed istituzioni presenti e future circa modalità e conseguenze di processi che rischiano di rivelarsi irreversibili. Il marmo non è una risorsa rinnovabile; pertanto, il suo attuale esasperato sfruttamento non può rappresentare un modello di sviluppo sostenibile. È necessario l’impegno di tutti – cittadini, istituzioni ed operatori socioeconomici – per ricercare sin da ora alternative volte a garantire e promuovere l’adozione di nuovi modelli di sviluppo dove il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente sia premessa irrinunciabile per salvaguardare la capacità delle generazioni future di far fronte ai propri bisogni.

Si rimane impietriti e ci si commuove per le devastazioni umane ed ambientali del fuoco in Australia e ci si rivolta per quelle provocate nella foresta amazzonica o nelle miniere del “coltan” in Congo senza accorgersi che le tecniche di rapina, di sfruttamento del lavoro, di distruzione dei territori e di mortificazione socioeconomica dei più deboli sono le stesse ovunque. Grazie, allora, Grossi per continuare ad aiutare tutti ad avere sempre più consapevolezza che il destino di questo territorio, di figli e nipoti, non si esaurisce sul cancello di casa. Conclusasi la proiezione, Grossi ha introdotto il dibattito invitando ad intervenire alcuni dei presenti che per storia, competenze ed impegno ben rappresentavano i temi trattati in “Cave Cavem”.

Preceduti da brevissimi videoclip allestiti da Grossi sulle bellezze e sulle potenzialità del territorio apuano e quasi per omaggiare ciascuno degli interlocutori chiamati a prendere la parola, si sono succeduti gli interventi di Baldino Stagi, Elia Pegollo, Nicola Cavazzuti, Franca Leverotti. Due ore di testimonianze e di accorati appelli hanno tenuto il pubblico incollato alle poltrone. Stagi del Centro Cervati sugli usi civici ha ripercorso le tappe di un’amara vicenda dai risvolti kafkiani di un interminabile contenzioso, anche legale, che ha visto contrapporsi comunità ed imprese, istituzioni ed associazioni, circa il diritto di godere e disporre in modo pieno ed esclusivo di porzioni di montagna tra Terrinca e Levigliani. Abusi, sottrazione di risorse, arroganza, predominio dell’interesse privato, accondiscendenza, snaturamento di regole e leggi, certezza del diritto, questi i corollari della vicenda nelle parole di Stagi.
Introdotto da un videoclip sulle sorgenti apuane, Pegollo dell’associazione La Pietra Vivente ha ricordato l’importanza dell’acqua quale diritto universale e bene primario comune imprescindibile per la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi. L’acqua è fonte di vita. Con richiami a Padre Balducci e ad Alex Langer, Pegollo ha tenuto a sottolineare che pur essendo il pianeta terra ricco di acqua le crisi idriche sono ormai sempre più diffuse e ripetute. La natura carsica delle Alpi Apuane fa sì che questo territorio disponga di una inestimabile risorsa quale è l’acqua, sia per qualità che per quantità. Prova di ciò è che con il megaprogetto “autostrada dell’acqua” si sarebbe voluto contrastare l’insufficiente disponibilità di tale risorsa sulla costa apuoversiliese fino a Livorno attingendo acqua potabile proprio dalle Apuane.

Le devastazioni ambientali e l’antropizzazione dei territori, da un lato, ed i tentativi di privatizzazione dell’acqua da parte delle multinazionali sostenute dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalla Banca Mondiale (WB), dall’altro, minacciano però seriamente la futura disponibilità e l’accesso a questo bene comune.
Dopo il videoclip di “Musica sulle Apuane” Nicola Cavazzuti del TAM CAI ha rivolto un invito ai giovani di essere sempre più partecipi e protagonisti nel difendere l’ambiente ed il lavoro, nel costruire prospettive diverse di sviluppo per questo territorio. Sì, perché come anche Grossi dice, sarebbe importante che il marmo da valorizzare fosse quello dei blocchi da destinare ai laboratori e all’arte e non quello ridotto in ravaneto, polvere e carbonato di calcio per il profitto di pochi. Nelle cave, grazie anche a macchinari che riducono sempre più tempo e fatica, il lavoro si è progressivamente ridotto; a valle di esse è praticamente scomparso. Invitata da Grossi a prendere la parola, Franca Leverotti, studiosa di concessioni di cave e figura simbolo dell’impegno in difesa dei diritti e dell’ambiente, ha ricordato le sue molteplici attività di denuncia delle lobby del marmo alcune delle quali le sono valse querele per calunnia, diffamazione, minacce, danni di immagine, ecc., quasi sempre archiviate dai giudici. Il fatto di essere stata oggetto di querele per aver criticato amministrazioni, denunciato violazioni e segnalato possibili connivenze, non è grave in quanto tale ma lo è per la portata intimidatoria delle stesse. Stanca di dover continuare a mettere ancora “le mani nella melma”, Leverotti ha rivolto un appassionato appello affinché i giovani si facciano sempre più carico della tutela ambientale. In ballo non ci sono solo le montagne ed il paesaggio, bensì il destino dello stesso stato di diritto e della democrazia. Nel chiudere l’intervento Leverotti ha lanciato la proposta di organizzare una raccolta firme per richiedere la trasformazione del Parco delle Alpi Apuane da regionale a nazionale in modo da poter comunque tentare di ridurre la fruizione antropica di questo territorio. In un futuro, poi, perché non sperare di poter inserire il Parco delle Alpi Apuane nella lista dei siti mondiali patrimonio dell’umanità dell’Unesco? Era quasi mezzanotte quando Maurizio De Lucia dell’Associazione “Alberto Benetti” di Massa ha ringraziato il pubblico per la massiccia presenza e partecipazione, la Fondazione Terre Medicee ed il Cinema di Seravezza per l’ospitalità offerta e le altre associazioni per il contributo fornito nell’organizzare l’evento. Alle molte persone rimaste fuori e desiderose di assistere alla proiezione di “Cave Cavem”, i prossimi appuntamenti sono per il 6 febbraio con il CAI a Lucca ed il 20 marzo a Villa Bertelli di Forte dei Marmi».
Domenica 19 gennaio 2020 alle 18:41:35
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