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Ultimo aggiornamento ore 21.51 del 27 Febbraio 2020

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Carrarese, Caccavallo: «Mesi difficili. Ora voglio tornare a esultare»

Un lungo periodo lontano dal campo, Silvio Baldini e gli allenatori "che insegnano calcio". L'attaccante napoletano si racconta alla nostra redazione

L'INTERVISTA
Carrarese, Caccavallo: «Mesi difficili. Ora voglio tornare a esultare»
Carrara - Cinque lunghi mesi lontano dal campo. A guardare dalla distanza, mescolato tra i tifosi sugli spalti, tutto quello che avrebbe voluto vivere da vicino. Perché per Giuseppe Caccavallo correre su quel rettangolo verde è un’autentica esplosione di energia, e doverne fare a meno è stata una dura sfida. E quando passano giorni, settimane, mesi senza che una ferita riesca a rimarginarsi, ci vuole del coraggio. Il coraggio dei veri campioni, che portano pazienza aspettando che torni il loro momento, e non vedono l’ora di tornare sul ring, pronti per una nuova battaglia.

Sono stati mesi difficilissimi, vissuti male– racconta l’esterno azzurro a La Voce Apuana – Dovevo rientrare in campo 20 giorni dopo l’operazione. Nessuno si aspettava che sarei rimasto fermo cinque mesi.

Mesi vissuti quasi da “tifoso aggiunto”, considerato che spesso hai assistito alle partite in mezzo alla gente di Carrara...
Sì. Se non posso giocare, le partite mi piace guardarle non dalla tribuna ma tra la gente, insieme ai tifosi e alla mia famiglia, a cui piace molto venire allo stadio.

Con Carrara hai un bellissimo legame. Anche perché quando sei arrivato, due anni e mezzo fa, venivi da un periodo difficile calcisticamente parlando...
Esatto. Venivo da un anno di infortuni e nessuno mi conosceva, ma mi sono subito integrato bene con i compagni, con la società e con il mister. Baldini per me è come un padre. Credo di parlare a nome anche di altri giocatori dicendo che è una persona vera, che ti dà qualcosa in più sia dentro che fuori dal campo. Una persona di quelle che, se hai bisogno e la chiami di notte, cerca di risolverti i problemi. E’ stato un peccato per me conoscerlo a 31 anni. Con lui c’è un rapporto speciale, che spero di portare avanti a lungo. In più, è un allenatore che insegna veramente calcio, per questo qui riesco a esprimermi così bene. E’ importante per me lavorare con gente che abbia questo spirito.

In questi due anni hai dimostrato di essere un fuoriclasse per la categoria. Cosa ti ha impedito finora di fare il definitivo salto?
Penso che il principale motivo siano stati gli infortuni. Poi a volte ho avuto difficoltà a capirmi con gli allenatori. Uno di quelli con cui mi sono trovato alla perfezione è stato Zeman. Lui mi ha fatto esordire in Serie B a 18 anni con la maglia del Lecce. In quel periodo giocavo insieme a gente come Osvaldo e Valdes, attaccanti fortissimi. Ecco, in quella situazione riuscivo a dare il 100%, e questo mi succede quando vengo allenato da chi mi sa insegnare qualcosa. In caso contrario mi demoralizzo, non ci sto con la testa.

Tornando invece alla Carrarese, molti sostengono che questa squadra sia la seconda forza del girone. Ma se è così, perché non è ancora riuscita a dimostrarlo?
Come ho sempre sostenuto dall’inizio, io credo che la rosa attuale sia molto più forte rispetto a quella dell’anno scorso. Il primo anno di questo progetto la società è partita con un tipo di squadra che il secondo anno è stata semplicemente rinforzata. Al terzo anno invece, quello attuale, è stata quasi rivoluzionata. Sono arrivati tanti giocatori nuovi che forse ci hanno messo un po’ di tempo a capire cosa chiede veramente il mister. Insomma, può non essere semplice, all’inizio, capire un allenatore che non ha nulla a che vedere con questa categoria. Adesso che sono passati un po’ di mesi, comunque, il gruppo si è fatto più solido e i risultati sono migliorati.

Per quel che riguarda te, invece, quanto sei vicino a recuperare la migliore condizione?
Direi che è ancora presto. Ho ricominciato la settimana scorsa a lavorare con la squadra e ho fatto solo due allenamenti, quello di oggi (ieri, ndr.) è stato il terzo. Penso ci vorrà ancora un’altra ventina di giorni.

Infine un pensiero sui tifosi, per i quali sei ormai un idolo. Che tipo di rapporto c’è con loro?
Un rapporto splendido. Li incontro spesso in giro e nei locali e si vede che c’è affetto reciproco. Anche perché un tifoso capisce subito quando un giocatore è molto attaccato alla maglia, come nel mio caso. Spero di ritrovarmi molto presto ad esultare insieme a loro.
Giovedì 6 febbraio 2020 alle 11:56:16
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