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Ultimo aggiornamento ore 21.29 del 8 Aprile 2020

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Marmo, Grig: «La giunta preferisce trattative private al sostegno dei cittadini»

E il consigliere Bernardi chiede il commissariamento

Porte chiuse
Marmo, Grig: «La giunta preferisce trattative private al sostegno dei cittadini»
Carrara - Commissione a porte chiuse sui beni estimati. Il presidio apuano del Gruppo d'intervento giuridico non ci sta ed evidenzia come la "politica sia sotto scacco dei burocrati" in una nota stampa rivolta all'amministrazione comunale di Carrara e alla cittadinanza tutta.

"Contrariamente a quanto si sapeva fino a ieri - scrive il Grig - la commissione sui beni estimati sarà un'adunanza riservata. La ricognizione degli agri marmiferi comunali è un adempimento richiesto dalla regione Toscana al comune di Carrara da molti anni, tramandato dalla precedente amministrazione a quest'ultima: si tratta di determinare le reali estensioni e la collocazione dei beni “non disponibili” a cui fa riferimento la bozza del nuovo regolamento degli agri marmiferi. È dunque un dato fondamentale per capire se il nuovo regolamento potrà effettivamente governare il territorio a monte, o no".

"L'argomento è di estrema rilevanza perché i beni estimati del 1751 erano meno della metà di quelli che si ritrovano nel catasto del 1823. Il regolamento degli agri marmiferi del 1994 faceva riferimento a questo catasto del primo Ottocento perché era il primo disponibile in forma grafica e le aree si potevano far corrispondere con le attuali. Con l'avanzamento della tecnica, sono state realizzate (e sono disponibili anche al comune) le mappe in grado di visualizzare graficamente anche la situazione del 1751. Ed allora: perché non usarle e ricondurre i beni estimati alla loro vera estensione al tempo dell'editto? È stato fatto? Non possiamo saperlo, perché le porte sono chiuse".

"È una questione importante, perché il rilascio delle concessioni è stato sempre ostacolato (anche nel regolamento del 1994) dal fatto che almeno il 30% delle aree di cava sono dichiarate beni estimati: si provi ad affittare una casa dove una stanza su tre è di qualcun altro. Alcuni anni fa, dal gruppo NOCAVEPRIVATE (cui aderiva anche l’attuale Sindaco), furono effettuate delle verifiche a campione di alcuni mappali (tra quelli presenti negli Atti di citazione di alcune società) allo scopo di saggiare l’attendibilità di tali rivendicazioni, mettendo a confronto il catasto attuale e il catasto del 1823, l’unico a noi accessibile. Ebbene, da tale ricerca random, piccola e davvero parziale (ma proprio per ciò con risultati tanto più preoccupanti e significativi), emersero incongruenze palesi, talora clamorose, in grado di minare alle fondamenta l’attendibilità delle rivendicazioni delle Società, sia per la natura dei mappali (beni estimati o meno), sia per la loro estensione. Emersero incongruenze tra le superfici rivendicate e quelle risultanti nell’inventario comunale; mappali interamente agri marmiferi nell’inventario comunale, rivendicati in toto o in parte dalle Società; mappali di proprietà comunale secondo visura catastale, rivendicati interamente come proprietà privata".

"È noto che il requisito fondante dei beni estimati è la loro iscrizione all’estimo nel 1731. Eppure, abbiamo trovato anche il caso di rivendicazione quale bene estimato di un mappale che, nel catasto del 1823, non solo era tutto bene comunale, ma non era neppure una cava. Molto difficile, dunque, che un secolo prima fosse un Bene Estimato. Pertanto, un mappale privo di tale requisito non è giuridicamente un bene estimato e la sua iscrizione come tale, sia nel catasto del 1823 che nel catasto attuale, non può che essere un errore".

"La cittadinanza non è interessata a conoscere i dati sensibili riguardanti nomi e cognomi di coloro che vantano di avere delle proprietà sulle montagne. Interessa invece, e molto, sapere come è stata condotta la ricognizione, se sono stati esclusi i beni inseriti successivamente da notai compiacenti; soprattutto, se sono state utilizzate le tecniche che permettono di arrivare al ridimensionamento delle superfici lievitate fra il 1751 e il 1823. Senza questa certezza, il Regolamento nasce monco e privo di validità. Per questo, sarebbe stato opportuno e democratico poter assistere alla presentazione dei dati in Commissione. Invece la commissione, politica, sulla ricognizione degli agri marmiferi comunali si farà a porte chiuse, perché – così è dichiarato - lo richiedono i tecnici degli uffici (la politica sotto scacco dei burocrati!): basterebbe secretare i nominativi e rendere pubbliche le procedure seguite e le conclusioni raggiunte. Purtroppo, più volte l'amministrazione ha prediletto, come in questo caso, la trattativa privata e segreta (ad esempio, villa Ceci, Mediterraneo), non rendendosi conto che l'unico sostegno che potrebbe avere è quello dei suoi cittadini".

Intanto sull'argomento interviene anche il consigliere di Alternativa per Carrara, Massimiliano Bernardi. Riportiamo il suo intervento di seguito.
A questo punto ci sarebbe da pensare seriamente ad un commissariamento dell’Amministrazione grillina in quanto, infischiandosene alla grande delle regole democratiche, compromette la libera determinazione degli organi elettivi ed il buon andamento dell’Amministrazione comunale. È chiaro che De Pasquale e i suoi vorrebbero chiudere le questioni senza troppo dibattito e questo è un metodo per impedire ai cittadini di mettere bocca ed orecchi nei loro affari. Le commissioni secretate sono palesemente in contrasto infatti con l’idea della trasparenza amministrativa e ripropongono un atteggiamento borbonico del rapporto tra governanti e società civile. L' accusa è di nuovo contro il presidente del Consiglio Comunale Michele Palma che permette questo vergognoso retaggio. Per quanto inibita la presenza fisica dei cittadini, i presidenti che hanno secretato le Commissioni Bilancio e Marmo non potranno certo sigillare una a una anche le orecchie dei consiglieri presenti, per cui la decisione è ancora più grave è senza senso. Per come è degenerata la politica 5 Stelle siamo obbligati ad organizzare una protesta pubblica per questa assurda quanto scandalosa mancanza di trasparenza e di democrazia e per la violazione della legalità che ferisce profondamente l'istituzione Comune. È di dominio pubblico peraltro che “le porte chiuse” possano essere invocate solo su questioni attinenti alla privacy delle persone: mentre le vicende dello Statuto della IMM e i Beni Estimati non rientrano certo all’interno di questi vincoli, oltretutto nessuna motivazione a riguardo è stata resa pubblica. Le recenti vicende di negazione dei diritti acquisiti sono drammaticamente significative per far emergere lo stato di paura e di debolezza dell’attuale maggioranza che, al fine di evitare un confronto pubblico, si blinda. La richiesta è che si cambi rotta applicando semplicemente la legge vigente, che le commissioni siano pubbliche e che l’Amministrazione si impegni concretamente a favorire la trasparenza, pubblicizzando le convocazioni dei Consigli comunali e delle Commissioni affinché siano accessibili a tutti i cittadini. Il tempo è galantuomo e quello che è rimasto è in scadenza.
Giovedì 16 gennaio 2020 alle 12:14:03
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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