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Ultimo aggiornamento ore 20.51 del 19 Ottobre 2018

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Incidenti mortali sul lavoro, Mdp: a Massa-Carrara record toscano

Articolo 1 riporta in un lungo documento la sua proposta all'amministrazione comunale

«CONCESSIONI LEGATE ALLA SICUREZZA»
Incidenti mortali sul lavoro, Mdp: a Massa-Carrara record toscano
Carrara - Articolo 1 Mdp interviene sull'annosa questione degli incidenti sul lavoro ed evidenzia un dato non di poco conto: Massa-Carrara è la provincia toscana dove il tasso di mortalità è più alto. Inoltre nel lungo documento elaborato, il Movimento democratico e progressista, propone la sua ricetta all'amministrazione comunale per cercare di affrontare in maniera più incisiva questo grave problema. Riportiamo di seguito il documento integrale.

Da tempo volevamo affrontare la questione sicurezza sul lavoro nell’intero comparto lapideo, illustrando le nostre proposte, e vogliamo farlo oggi, dopo l’ennesimo incidente, perché reputiamo sia ormai tempo che l’amministrazione comunale affronti la questione del rinnovo della regolamentazione per la concessione degli agri marmiferi, che, a nostro avviso, deve avere interferenza anche con il tema della sicurezza sul lavoro.
Se è vero, infatti, che in materia di rispetto della normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro il Comune non ha competenza diretta (essendo altri gli Enti preposti), nondimeno ha competenza regolamentare nel disciplinare l’assegnazione e la permanenza dei diritti per l’escavazione, e le due cose, a nostro giudizio, possono e devono essere coniugate.
Abbiamo letto nei giorni scorsi di quanto siano alti i “numeri” degli incidenti sul lavoro nel comparto lapideo, in particolare quelli mortali.
Ma il dato “assoluto” non consente la percezione del fenomeno nella sua reale portata, perciò occorre compararlo rispetto alle altre realtà toscane: richiamiamo l’attenzione sui seguenti dati, ovvero, il dato statistico complessivo degli infortuni mortali (indennizzati) sul lavoro, così come rilevati al 2014-2016 in Toscana, per area di residenza, e quindi rispetto alla popolazione di riferimento (fonte Elaborazioni CERIMP e ARS su dati INAIL-ISPESL-Regioni), e per tale pubblicato su ARS Toscana.
Il dato statistico indica che la nostra zona, compresa nell’ex ASL 1 - Massa e Carrara, con il numero totale di 9 infortuni mortali registrati nel lungo periodo, presenta un tasso grezzo di mortalità rilevato al 2014/2016 (utilizzato per misurare la frequenza di accadimento dell’evento morte rispetto alla popolazione residente) pari al 4,28%, ovvero un tasso di mortalità più alto rispetto a tutte le altre zone delle varie ex Asl toscane (e ciò nonostante la nostra area vasta ASL nord-ovest, comparata alle altre aree vaste Asl centro ed Asl sud-est, invece, non presenti la percentuale più alta), evidentemente da imputarsi in primo luogo a quanto accaduto nel comparto lapideo in questi ultimi anni.
In termini “comparativi”, il numero degli infortuni mortali registrati al 2014-2016, nella zona dell’ex ASL 1 - Massa e Carrara, determina un “tasso grezzo” più alto anche rispetto a provincie più popolose, e ciò significa che, in relazione alla popolazione in quel lungo periodo, qui, la “probabilità dell’infortunio mortale si è verificata di più”.
Se, da un lato, è vero che dopo il terribile anno 2016 (con varie vittime), nel corso dell’anno 2017 l’evento morte sul lavoro non aveva colpito il settore lapideo, dall’altro l’incidente mortale si è ripresentato già due volte nel corso di questo 2018; ed al tempo stesso i dati INAIL confermano un alto numero di incidenti non mortali.
E’ giusto ricordare che, proprio dopo il 2016, la Regione Toscana aveva investito denaro e risorse sulla sicurezza (task force, e Piano biennale straordinario per la sicurezza nella lavorazione del marmo), promuovendo un grande numero di controlli in cava, e determinando di conseguenza un maggiore rigore anche negli auto-controlli svolti dagli stessi datori di lavoro (impegno giustamente riconosciutogli, di recente, anche dallo stesso Presidente della Regione).
Tuttavia, il 2018 conferma che il problema resiste, inequivocabilmente, tant’è che negli scorsi mesi da parte sindacale (ad esempio da Fillea Cgil Toscana) sono state sollecitate misure che vanno dalla necessità di una Legge ordinaria che riconosca, in caso di gravi responsabilità accertate, il reato di omicidio sul lavoro, alla necessità di una rivisitazione delle norme regolamentari rimesse alla competenza dei Comuni.
Ed è sotto questo secondo aspetto che invitiamo l’amministrazione ad affrontare il tema della sicurezza nel comparto lapideo: in sede di modifica al regolamento per la concessione degli agri marmiferi.
A nostro avviso, l’assegnazione di una concessione all’escavazione, così come il persistere del relativo diritto per tutta la sua durata, non dovranno più essere indifferenti al fenomeno infortunistico, e la disciplina regolamentare andrà calmierata in tal senso, anche (qualora si reputi che ciò sia un passaggio preliminare e necessario) eventualmente sollecitando modifiche alla LR 35/2015:
A) In merito all’assegnazione di una concessione all’escavazione sugli agri marmiferi comunali, la disciplina ovviamente non potrà essere costruita come una sorta di “riconoscimento di un maggior punteggio”, nell’ambito di una gara all’impresa, cui sia stata addebitata la responsabilità di pochi infortuni, perché ciò presupporrebbe l’apprezzamento dell’infortunio come una condizione endemica, e quindi di normalità; al contrario, invece si dovrà apprezzare la responsabilità per colpa (in parole povere, aldilà della residuale ipotesi di “fatalità”), già accertata in modo incontrovertibile, per infortuni gravi (o per sensibile numero di infortuni), affinché ciò costituisca elemento ostativo alla stessa partecipazione alla procedura di gara.
B) In merito alla decadenza da una concessione all’escavazione, specularmente, è necessario che sia prevista nel regolamento, non solo in conseguenza del grave inadempimento agli obblighi derivanti dalla concessione stessa (ndr pagamento del canone, inattività, etc) o dalla Legge Regionale in materia, ma anche (appunto) in conseguenza del grave inadempimento alla normativa in materia di sicurezza sul lavoro (e specularmente ne dovrà essere prevista la sospensione, per inadempimenti non gravi, ma sempre in materia).
Non solo, è necessario che lo stesso regolamento preveda anche l’istituzione di un organismo completamente nuovo, permanente, con scopo consultivo e propositivo, che abbia la finalità di far emergere criticità nelle procedure di sicurezza correnti, così come del loro rispetto o meno, operando su di un piano completamente diverso rispetto a quello delle già preposte Autorità di controllo, e senza la necessità che questo debba essere composto da una parte tecnica, essendo per converso utile che sia integrato dagli operatori (diretti), e quindi, ipoteticamente, che:
A) da un lato, sia composto da una quota di membri del consiglio (in sostanza, i rappresentanti della cittadinanza), oppure da una quota di soggetti individuati dalle associazioni di categoria (idem), ma sia soprattutto integrato dalla presenza dei lavoratori stessi del settore lapideo, ciclicamente prescelti mediante sorteggio (onde garantire il ricambio maggiore possibile) fra coloro che risultino in forza nel comparto, ovviamente previa loro adesione volontaria, poiché, per far emergere le criticità della situazione attuale, un passaggio imprescindibile è quello di incoraggiare a “raccontare come funziona quel lavoro” chi per primo ha a cuore la salute dei lavoratori, ovvero, i lavoratori stessi;
B) dall’altro, possa raccogliere, con garanzia di anonimato, suggerimenti ed informazioni provenienti dall’esterno, affinché siano discusse nel merito (con la dovuta riservatezza) senza che si debba giocoforza chiedere al singolo lavoratore di esporsi in prima persona, e quindi con l’intento di andare aldilà degli eventuali “muri di silenzio” che talvolta si alzano a fronte degli ordinari controlli delle Autorità preposte (ad esempio, ripercorrendo lo spirito di analoghe esperienze, a suo tempo proposte da Transparency Italia, o Libera, finalizzate a far emergere il dato fattuale in materia di mala-sanità);
Ben venga, ovviamente, la preannunciata commissione marmo straordinaria, con la presenza di INAIL ed ASL, ma ovviamente questa rappresenterà la situazione nei limiti di quanto “emerso”, ed è probabile che ciò non sia sufficiente alla piena cognizione del problema.
Specularmente, ben venga qualsiasi attività di ulteriore formazione delle maestranze del settore, ma soltanto previamente (e continuamente) ascoltando l’esperienza di chi lavora nel settore si potrà porre il focus su procedure (carenti? Inadeguate?), situazioni (pericolose, ma pur conformi a procedure?), necessità di integrare la formazione/preparazione dei singoli, al fine di approntare le azioni atte a prevenirle.
Lunedì 23 luglio 2018 alle 14:13:26
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