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Ultimo aggiornamento ore 11.47 del 7 Aprile 2020

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Regolamento marmo, Cisl: «Concessioni di 25 anni eccessive anche per il libero mercato»

Marmo
Regolamento marmo, Cisl: «Concessioni di 25 anni eccessive anche per il libero mercato»
Carrara - Audizione in commissione a Carrara sul Regolamento sugli Agri Marmiferi. Il segretario della Cisl Andrea Figaia esprime alcune considerazioni circa lo strumento che il Comune intende adottare. "Eccessiva", secondo il sindacalista, "la sommatoria del periodo di attività fruibile, per una singola azienda, nel caso che svolga attività di filiera, fino a 25 anni di durata".

"Occorre un periodo ragionevolmente più breve - dice Figaia - Di fatto si permette di proseguire l'attività, in attesa della concessione definitiva per un quarto di secolo, periodo ben più che congruo, anche in una logica di investimenti aziendali, anche in considerazione dell'importante ritorno economico prodotto dalla vendita dell'escavato; procedendo in tal senso invece, occorre stabilire che in assenza di uno solo dei requisiti richiesti, occorre revocare la fase transitoria ed andare subito a gara".

E ancora: "in pratica per 25 anni non si svolge alcuna gara di appalto, garantendo una rendita incongrua, anche in una logica europea di libero mercato; in questo modo senza individuare un valore di mercato si torna alle medie degli ultimi decenni del Comune, medie che vanno superate perchè ingiuste"

"Ancora nella logica su esposta, il Regolamento prevede che il cosiddetto socio 'parassita' possa non lavorare. Questo permetterà nuove forme di 'simil mezzadria', cioè terzi lavoreranno in luogo di chi non opera direttamente. Anche questa appare una stortura ed un evidente ritorno al passato; quanto meno il Regolamento vigente pone dei limiti al socio che non lavora, costui essendo obbligato ad acquistare il materiale al prezzo di costo, di fatto partecipa al rischio di impresa".

"Il Regolamento non prevede, per scelta, una regolamentazione dei 'beni estimati, rimandando il tutto ad una pur giusta eventuale legislazione nazionale. Anche questa appare una scelta ampiamente discutibile, considerando dichiarazioni di tenore opposto, anche condivisibili, che rappresentavano la possibilità di esplorare la valenza giuridica del Regolamento, in quanto demandato da legge, per regolamentare in autonomia locale e appunto regolamentare anche questa fattispecie di contesto giuridico anomalo".

"Assai grave appare la decisione di poter regolamentare le cosiddette cave miste. Nel caso in cui il privato abbia almeno il 51% all'interno di questo sodalizio di fatto, composto da cave o cave confinanti, potrà gestire anche le cave limitrofe che hanno una consistenza inferiore al 50%. Si tratta di un regalo intollerabile in una logica di stato di diritto; il tutto senza gara. Inoltre non viene effettuata la verifica dello stato attuale dei beni estimati. Quello che era a metà del 1700 certo non è più così ad oggi. Chi garantisce se la cava attuale deriva da quella originaria? Chi garantisce che non vi siano terreni comunali 'buttati dentro' da notai nel corso dei decenni o secoli?"

Infine un appunto del sindacalista su detriti causati dall'escavazione: "La percentuale del 25% di escavazione che produca marmo 'buono' lavorabile cioè successivamente alla escavazione, appare irrealistica. Ci sono varie cave che producono molto meno e vengono lasciate lavorare. Occorre il coraggio (obbligo) di chiudere, lavorando per alzare la percentuale di marmo cosiddetto buono. In definitiva, l'ambiente, la sicurezza sul lavoro, una gestione limitante dei detriti di cava, sono di fatto ignorati dall'articolato presentatoci; il tutto in una logica poco impattante sui problemi in essere. L'oro bianco, privilegio di pochi".
Lunedì 9 marzo 2020 alle 08:01:37
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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