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Ultimo aggiornamento ore 19.49 del 21 Gennaio 2019

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La cima di Bettogli, la sottile linea tra ambiente e lavoro

Le riflessioni della Cisl che auspica l'apertura di un dibattito sul tema: «Se esiste un pericolo, si taglia una montagna o si ridefinisce il perimetro di escavazione garantendo occupazione sicurezza e resa finanziaria?»

lo zuccotto
La cima di Bettogli, la sottile linea tra ambiente e lavoro
Carrara - «La difficile convivenza tra ambiente e occupazione è, purtroppo, una costante del territorio di Massa-Carrara. La questione si pose ad esempio ai tempi delle produzioni chimiche, che ora definiremmo da terzo mondo, che crearono gravissime problematiche di salute ed ancora ci propongono la loro terribile eredità. Chi non ha avuto una morte o gravi problemi di salute causati da queste lavorazioni nella propria famiglia?» inizia così la nota di Cisl e Filca Cisl Toscananord, che propone una riflessione sul sottile confine che esiste tra salvaguardia dell'ambiente e il lavoro.

«Eppure – prosegue la Cisl – il sindacato, diviso, si interrogava sulle produzioni di 'nuova generazione' capaci di garantire l'equilibrio agognato. Ma la Farmoplant scoppiò. Ma ancora: il passaggio dei camion del marmo in città, a Carrara, ha provocato morte e malattia in moltissimi soggetti. Anche in questo caso: chi non ha avuto problemi in famiglia tra coloro che abitavano nelle zone di transito? In questo caso le lotte dei cittadini, comitati ed anche di qualche sindacato (compreso chi scrive) convinsero della necessità di costruire la strada dei marmi. Negli ultimi anni la questione, peraltro mista anche con la sicurezza sui luoghi di lavoro (i morti e gli infortuni sul marmo ed in cava in questi anni sono aumentati fino al livello di crisi nazionale con ripetute chiamate nelle commissioni parlamentari) si è riproposta».

«L'ambiente montano delle cave viene trasformato in miniera a cielo aperto con impatto non reversibile. Chi ci lavora di norma guadagna bene. La sicurezza in effetti è stato sempre un optional, almeno a vedere le tristi statistiche. Il numero degli occupati piano piano cala sostituito dai macchinari, forse più sicuri, ma più impattanti e sostitutivi del lavoro. L'attacco al monte sembra avere ormai a Carrara un impatto ecologico emotivo minore di quanto non si possa verificare in Versilia, ad esempio, dove i nuovi macchinari attaccano le cime vergini.
Ma i Bettogli no! A Carrara 'tirano ancora'. Già tristemente famoso per la tragedia dove ne morirono 21 (e poi ancora più di recente ha 'preteso' ancora vite umane) questo monte è fatto di statuario. Petrolio! Forse più prezioso ancora. Oro bianco. Ne rimane una parte alta, la sinistra, guardando dalla città, simbolo di una montagna che fu. Cariata com'è al suo interno dalle escavazioni nel retro non visibili. Sento da fonti comunali che non ci sarebbe un pericolo imminente. Sarà. Mi domando: se esiste un pericolo, si taglia una montagna o si ridefinisce il perimetro di escavazione garantendo occupazione sicurezza e resa finanziaria? E se il monte cala, e calano, con una velocità a cui non siamo preparati, verificando il devastante impatto, d'ora in avanti, semplicemente, si taglierà tutto quello che si trova o dovremmo fermarci ed interrogarci?»

«Ed ancora – dicono dalla Cisl – i fondi degli enti bilaterali possono essere usati per affrontare anche queste riconversioni industriali (cambiando lo statuto per renderlo utile e adatto ai nuovi compiti che riteniamo il Fondo debba assolvere, stretti come siamo tra le difficoltà del 58 bis e questi aspetti di novità (il caso dello zuccotto dei Bettogli) che la escavazione sta iniziando a porre) oppure il mondo del capitale continuerà a pretendere la sua ricchezza semplicemente senza preoccuparsi di lottare per un equilibrio a nostro avviso ormai imprescindibile? Gli eventuali risarcimenti a favore della città non possono essere dei piatti di lenticchie ma devono essere calibrati agli investimenti ed alla resa finanziaria ottenuta».

«L'argomento non è semplice e questa matassa non si dipana facilmente: una signora anziana guardando i nostri monti stava dicendo: "jen di sfazati a magnars cussì tuti i monti". Ecco anche il sentire comune della nostra gente, come la nonna della frase, sicuramente figlia e nipote di cavatori, che ha il diritto di porre un tema di discussione».
Venerdì 14 dicembre 2018 alle 10:07:52
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