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Ultimo aggiornamento ore 07.01 del 22 Luglio 2019

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Bettogli, Cgil Toscana: «No a ricatti occupazionali. Tutelare lavoro e ambiente»

Lo affermano Brotini e Porzio: «No ad atteggiamenti padronali. Il marmo e le cave non sono un bene privato, nonostante il ridicolo anacronismo dei cosiddetti beni estimati»

la cima del monte
Bettogli, Cgil Toscana: «No a ricatti occupazionali. Tutelare lavoro e ambiente»
Carrara - Cave e taglio della cima dei Bettogli, Maurizio Brotini e Simone Porzio (Cgil Toscana) agli industriali: “No ai ricatti occupazionali, no ad atteggiamenti padronali. Il marmo è un bene comune, bisogna salvaguardare lavoro e ambiente”.

"Il dibattito tra ambiente, lavoro, istanze collettive e pubblici poteri che ha attraversato ed attraversa la comunità delle Apuane e la politica regionale – affermano i due sindacalisti – vede in questi giorni un ulteriore elemento di riflessione e criticità. Dalla piazza centrale di Carrara, piazza Alberica, si vede la cima di un monte. Quello è il paesaggio naturale e storico della città. E' la cima dei Bettogli. C’è una parte di industriali che vogliono fare i predatori del marmo e pretendono di tagliarla adducendo - solo adesso - problemi di sicurezza e ricorrendo all’insopportabile e consolidato ricatto occupazionale. Se si pongono dei limiti alla assoluta ed insindacabile libertà dell’impresa, siano essi diritti dei lavoratori e di sicurezza sul lavoro o ambientali, la stanca ed insopportabile litania da parte padronale è sempre la stessa. Quella cima, però, rappresenta e viene vissuta da sempre come un elemento costitutivo del paesaggio urbano della città. L'amministrazione di Carrara e la Regione Toscana, attraverso un cogente intervento di contingentamento sulle quantità e qualità del materiale escavato, sembrano porre delle limitazioni rispetto al controllo unilaterale delle imprese nei confronti di un bene comune e della intera vita associata di quei luoghi. Ancora più insopportabile ed inaccettabile dello stesso ricatto occupazionale è l’atteggiamento padronale condito da tratti di paternalismo autoritario come la proposta diretta alla cittadinanza di un risarcimento in forma di scuole per il popolo. Cari imprenditori, l’Ottocento sarebbe passato da un pezzo".

"Il marmo e le cave non sono un bene privato, nonostante il ridicolo anacronismo dei cosiddetti beni estimati, sono un bene comune soggetto ad un regime concessorio ed autorizzatorio che sta in capo all’Ente Regione ed ai Comuni. Non sono un bene delocalizzabile, sono un bene prezioso e limitato che sta subendo un processo di depauperamento accelerato viste le innovazioni tecnologiche che permettono di estrarre negli ultimi anni più marmo di quanto non ne sia stato estratto nei secoli precedenti, con conseguenze sulla sicurezza sui lavoratori e sull’accumulo degli scarti della lavorazione. Come Cgil siamo e saremo per un lavoro in pienezza di diritti e di sicurezza ed ambientalmente sostenibile, impedendo che la smodata ricerca di profitti si scarichi sui lavoratori e sull’ambiente. Ma soprattutto saremo contro gli atteggiamenti padronali che ricalcano quelli dei padroni delle ferriere, che pensano di comprare la benevolenza del popolo con regalie ed elargizioni. Con i lavoratori ed il loro posto di lavoro, con le comunità e con la qualità ambientale. Sempre disposti ad una trattativa, mai a subire ricatti".
Sabato 22 dicembre 2018 alle 13:34:35
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