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Ultimo aggiornamento ore 23.29 del 19 Novembre 2019

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Allarme alle cave: imprese pronte a chiudere entro fine mese

Sui Pabe intervengono Fulignani e Marsili (Feneal Uil): «Burocrazia e lungaggini ci tengono fermi. Intanto Verona e il marmo 'sintetico' ci rubano fette di mercato»

«si rischia il collasso»
Allarme alle cave: imprese pronte a chiudere entro fine mese
Carrara - “Mentre il mondo va avanti a ritmi velocissimi noi restiamo fermi, persi in un ginepraio di burocrazia e politichese che ci costringe ad arrancare e a perdere ancora quote di mercato. Ogni giorno il lapideo apuano è costretto ad arretrare di un passo sia nei confronti dei concorrenti esteri sia di quelli ‘vicini’, come Verona. Tanto per essere chiari: nonostante la firma da parte del Ministero per i beni e le attività culturali della proroga dei Piani attuativi di bacino fino al 31 dicembre, tutto è fermo. Alcune cave non stanno facendo attività e altre sono pronte a fermarsi entro fine mese e a mettere i propri lavoratori in Naspi”. A lanciare l’allarme sono i rappresentanti Feneal Uil, Francesco Fulignani (segretario) e Giuseppe Marsili.

“La firma della proroga, arrivata comunque in ritardo e solo pochi giorni fa, è stata sì un passo in avanti ma ormai la macchina della burocrazia è più che inceppata. Tutto va a rilento. La prima conferenza dei servizi – prosegue Fulignani - sembra essere stata fissata a fine ottobre: insomma, si continua a perdere tempo e la situazione è sempre più difficile”. Lungaggini che stanno erodendo le risorse a disposizioni delle aziende, soprattutto di quelle che non sono colossi del lapideo e non hanno le spalle forti e robuste per reggere uno stop che dura da mesi: “Aziende che hanno pagato i dipendenti anche se inattive – incalzano Fulignani e Marsili – ma ora sono arrivate allo stremo delle forze. Pagare la gente per stare a casa non è da tutti. Siamo chiari: se manderanno i lavoratori in Naspi entro fine mese, è pure possibile che poi non riassumano tutti”. Secondo i sindacalisti è mancato il polso da parte delle amministrazioni coinvolte, soprattutto da parte di chi sulle cave basa gran parte del bilancio pubblico, ossia il Comune di Carrara: “Alla manifestazione unitaria di aprile c’eravamo tutti. Lavoratori, imprenditori, sindacati. E c’era anche la giunta.  Ci aspettavamo che la politica a quel punto prendesse in mano le redini del gioco per ottenere subito, dalla Regione e dal Governo, quanto richiesto dal territorio. Invece sono passati mesi senza avere alcuna risposta. E ora ci siamo: se non si sblocca tutto alla svelta si rischia il collasso”. D’altronde è evidente che mentre il lapideo apuano si interroga sul suo futuro, il mondo non aspetta e si organizza di conseguenza tagliandoci fuori da importanti fette di mercato. Per questo la Feneal Uil lancia anche un monito agli industriali: “Ma come è possibile che nel 2020 il marmo di Carrara si debba mettere in vetrina a Verona? Le nostre pietre devono essere fatte conoscere alla Fiera di Carrara. Altrimenti non stupiamoci che sul mercato prendano sempre più piede altre pietre e che emergano prodotti che sembrano in tutto e per tutto marmo ma non lo sono. Una sorta di marmo ‘sintetico’ che sta soppiantando quello vero, di Carrara – concludono -: perdiamo visibilità, mercato e ricchezza. Organizziamo manifestazioni unitarie per salvare il settore poi ci facciamo la guerra, uno contro l’altro. Un territorio che non rema nella stessa direzione è destinato a perdere e fallire”.
Giovedì 3 ottobre 2019 alle 13:09:43
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