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Ultimo aggiornamento ore 22.04 del 12 Novembre 2019

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«Marmo, per discuterne bisogna prima analizzare il quadro del settore»

di Daniele Canali

la riflessione sui dati
Carrara - Da troppo tempo assisto ad interventi a favore o contro le cave, a favore o contro il marmo, perlopiù manchevoli di una valutazione concreta sui numeri dell'impatto economico sociale di questa industria sul territorio. Credo si sia fatta molta polvere, per responsabilità molteplici; molto poco, invece, è stato fatto al fine di dimensionare il tema alla reale attualità. Dirò quindi, con chiarezza, che per superare un modello produttivo ci vogliono alternative serie, valutate con attenzione, costruendo modelli statistici opportuni atti a misurare, nel breve e nel medio periodo, le scelte alternative possibili.

Questo primo intervento, originato dallo sciopero del settore di inizio aprile, intende procedere per punti. Adesso è la volta di offrire un quadro, abbastanza attendibile, circa il “peso” occupazionale, economico e sociale del settore e del suo indotto.

Iniziamo considerando che le imprese attive al monte, nella sola provincia di Massa-Carrara, sono all’incirca 100, con un numero di addetti complessivo pari a 700 unità. Risultano invece 420 le ditte attive nello svolgimento delle attività di lavorazione/trasformazione lapidea, con un totale di occupati pari a 2.200 unità.

Non dimentichiamo le attività strumentali quali la fabbricazione di prodotti abrasivi e similari, produzioni che rientrano pienamente all’interno dei beni strumentali per la lavorazione lapidea e si attestano a più di 30 imprese nel territorio apuano con un totale di addetti pari a 120 unità.

Abbiamo inoltre il comparto dei macchinari, fabbricazione di macchine da cava, fabbricazione di altre macchine utensili, comprese parti ed accessori, relative alla trasformazione finitura del materiale lapideo assommano a circa 35 imprese per un totale di 250 occupati in provincia di Massa-Carrara.

Esiste poi tutto il comparto commerciale che risulta la parte più difficile da individuare dell’intera filiera lapidea, pur trattandosi di una parte di notevole incidenza. Possiamo parlare di circa 600 tra agenti, rappresentanti, commercianti e ditte che lavorano nel commercio all’ingrosso dei materiali e macchinari lapidei, per un totale superiore ai 1.300 addetti complessivi.

L’agglomerato descritto rappresenta il cuore dell’attività lapidea nella provincia di Massa-Carrara e corrisponde nel suo complesso a quasi1.200 imprese attive e il totale degli addetti delle imprese localizzate a Massa-Carrara, pari a circa 4.800 unità.

L’analisi appena compiuta necessità di ulteriori integrazioni che possano permetter una più realistica valutazione dell’impatto economico del settore lapideo. Una prima descrizione riguarda quelle che possiamo sostanzialmente definire come impatto diretto del comparto, ovvero tutte quelle attività che trovano concreta realizzazione nelle vendite interne al settore stesso, per esempio dalla cava alla impresa di commercializzazione, oppure che riguardano quelle branche economiche non lapidee, ma che risultano fortemente interconnesse alle attività di settore, in primo luogo quella dei trasporti e comunicazioni, seguita, dal commercio, dalle banche e assicurazioni, dal’insieme dei servizi alle imprese e dalla metalmeccanica.

Uno studio del 2006 (CCIAA-ISR Massa-Carrara) ha valutato il suddetto impatto a livello locale pari a circa 491 milioni di euro.

Ulteriori spunti di riflessione riguardano l’impatto indiretto, ovvero quelle attività, con relative consistenze occupazionali, legate in misura particolarmente stretta al settore lapideo, e che in un ipotetico esercizio che preveda la cessazione dell’attività lapidea, a propria volta scomparirebbero.

Alcuni esempi potrebbero essere:

Da richiamare in primo luogo all’attenzione è certo il Porto di Marina di Carrara con relative agenzie marittime e spedizionieri.

L’insieme di iniziative culturali (Carrara downtown, museo, mostre, celebrazioni e simili, ecc.) promosse e sostenute dalla fortissima tradizione e consistenza storica che si incardina sulla lavorazione di una pietra così artisticamente rinomata;

Ruolo Internazionale Marmi e Macchine

Inoltre, è noto il forte legame tecnico che il turismo locale ha con le lavorazioni lapidee e soprattutto con gli ambienti di cava.

Anche per l’impatto indiretto si tratterebbe di valore aggiunto al territorio stimabile in qualche centinaio di milioni di euro.

Inoltre si devono considerare anche le stime dell’impatto indotto dell’attività lapidea locale; per impatto indotto si intende quell’insieme di relazioni ed attività economiche che vengono attivate, in diverso grado e misura, dalla domanda di beni e servizi proveniente da uno specifico settore produttivo. Elenchiamo di seguito i comparti più interessati: Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazioni; Industria metalmeccanica; Informatica, ricerca, altre attività professionali; Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni; Servizi immobiliari e noleggio; Intermediazione monetaria e finanziaria; edilizia e attività connesse.

Le analisi più recenti hanno stimato l’indotto del settore lapideo in circa 1.000 milioni di euro di valore aggiunto per il territorio e circa 3 mila addetti.

Ricordiamo infine che le sole esportazioni lapidee locali (sia di grezzo che di lavorato) rappresentano circa il 15% del totale della ricchezza prodotta nel territorio, valore che si accentua notevolmente se teniamo conto di tutte le considerazioni sopra effettuate.

Ecco un primo quadro, su cui iniziare a ragionare, se è questo il vero interesse del dibattito; e non, come talvolta sembra, il sostenere cocciutamente posizioni favorevoli o contrarie sulla base di semplici interessi personali e diretti.
Giovedì 25 aprile 2019 alle 11:12:17
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