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Ultimo aggiornamento ore 19.28 del 6 Luglio 2020

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Studi aperti 2020: Oltre il lockdown, l'incontro con Andrea Lugarini

Lo scultore si racconta, dalla passione per il marmo all'impegno nel sociale

Studi aperti
Studi aperti 2020: Oltre il lockdown, l´incontro con Andrea Lugarini
Carrara - La scultura tradizionale è al centro del secondo appuntamento di Carrara Studi Aperti: Oltre il lockdown, un ciclo d’interviste che porta gli studi degli artisti di Carrara direttamente nelle case dei lettori. Il protagonista è lo scultore carrarese Andrea Lugarini, artista-artigiano di Atelier Carrara. Con un filo conduttore: il rapporto tra arte e resilienza in tempi di crisi. Ci accompagnano ancora una volta Juan Carlos Allende, presidente dell’associazione di promozione sociale Oltre e l’assessora alla cultura e al turismo del Comune di Carrara Federica Forti. Con la collaborazione di ITKI US, BEBOBOP, del Network Città Creative Unesco e del nostro giornale.



Andrea, dove si trova il tuo studio?
Nella parte più antica di Carrara, la via Carriona. Se c'è del marmo, passa di qui.

Che materiali lavori e che tematiche prediligi?
Io sono amante del nostro marmo, posso usare anche altre pietre ma resto fedele alla nostra. Mi occupo di marmo a 360 gradi, dall’arte funeraria all’artigianato. Poi, naturalmente ho anche una vena artistica personale. Ho realizzato tante opere, ma l’ultima è stata quella che mi abbia dato più soddisfazione: il duomo di Carrara in marmo, che è stato donato al parroco del Duomo don Raffaello Piagentini. Lui mi ha fatto l’onore di esporlo sotto la statua del Cybei, storicamente uno dei più grandi scultori di Carrara. Per me è un vero onore.

Come sono cambiati il tuo modo di lavorare, le tue abitudini, il tuo sentire in quarantena?
In realtà non lavoro, sono a casa. Io cerco di essere molto attivo sul multimediale, di aiutare col sociale come posso. Posso intrattenere contatti virtuali relativi all’ambito lavorativo, ma resto molto legato ai rapporti vis à vis.

C’è un progetto particolare che stai portando avanti durante il lockdown?
Sarebbe dovuto partire un progetto di scultura nei Paesi arabi che ho intrapreso tramite Lucia Oliva, una grande artista, ma tutto si è bloccato a causa dell’emergenza coronavirus. Ho inoltre partecipato al concorso della via Francigena su Carrara; non ho vinto, ma ho inviato le mie bozze a tutti i Comuni coinvolti ricevendo degli ottimi riscontri. Spero che io abbia occasione di porre le mie opere lungo i 360 chilometri della mia Francigena.

Quali sono le tue idee per ripartire dopo la crisi?
Riportare il turismo a Carrara: prima che tutto questo iniziasse avevo già contatti con dei pullman che venivano nel mio laboratorio, dove spiegavo la storia della scultura nei secoli. Spero di riprenderlo in mano presto, coinvolgendo tanti luoghi cittadini da San Martino e Fantiscritti. Avevamo già delle prenotazioni, il lavoro era avviato.

Come descriveresti il tuo rapporto con Carrara?
I carrarini sono sempre stati un po’ duri, ma io vivo la città coi suoi difetti e i suoi moltissimi pregi. Purtroppo siamo rimasti colpiti dal virus, ma torneremo più forti di prima.

Cosa mostri ai turisti che accogli nel tuo laboratorio?
Innanzitutto racconto loro i duemila anni della storia di Carrara. Poi mostro gli strumenti antichi della scultura, fino ad arrivare a quelli dei giorni nostri. Li faccio lavorare, faccio fare loro delle cose per renderli scultori-turisti. I loro piccoli lavori potranno portarli a casa come souvenir. Ne ho accolti dal Brasile, dall’Argentina… li ho visti sempre affascinati, e stupiti da quanto sia duro il materiale che lavoriamo, il nostro marmo.

Cosa pensi che Carrara potrebbe fare per gli artisti?
Questa città sta già facendo tanto: grazie alla scuola del marmo e all’Accademia abbiamo sul territorio artisti di tutte le nazionalità. Lo scambio tra artisti di ogni età e provenienza è proficuo, io ad esempio lavoro con gli studenti dell’Accademia: io imparo da loro e loro imparano da me.

Parlaci del tuo duomo in miniatura.
Avevo già partecipato tre volte al simposio di “Scolpire a mano”: il primo anno realizzai il gigante in nero Carrara, quell’anno la manifestazione “Convivere” era incentrata sull’Africa. Per il terzo, l’idea del Duomo mi venne all’improvviso. Don Raffaello quando lo vide sulle prime commentò: “Che me ne faccio se ho quello vero?”

Sappiamo che fai parte di una staffetta che porta cibo ai bisognosi.
Sì, proprio oggi abbiamo consegnato 20 pacchi alimentari. Il nostro progetto è nato spontaneamente, tramite contatti su facebook. Io abito nelle case popolari di Grazzano, quindi conosco molta gente che ha bisogno ma è sfuggita alla burocrazia degli aiuti statali. Sono diventato un punto di riferimento per questa rete di solidarietà.

Studi Aperti 2020: Oltre il lockdown

Venerdì 1 maggio 2020 alle 15:02:35
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