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Ultimo aggiornamento ore 22.11 del 18 Giugno 2018

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Ruggeri a Carrara: «Vi racconto com'è nato il mio mare d'inverno»

Il cantante alla Voce Apuana: «La città ha dato i natali a un cantautore, Gabbani: è cosa rara di questi tempi»

L'INTERVISTA
Ruggeri a Carrara: «Vi racconto com´è nato il mio mare d´inverno»
Carrara - Enrico Ruggeri quasi non ha bisogno di presentazioni. Cantautore, conduttore televisivo, vincitore di due edizioni di Sanremo, autore di alcune delle canzoni più belle della storia del rock e della musica italiana: "Quello che le donne non dicono", "Il mare d'inverno", "Contessa". Giovedì 7 giugno è stato ospite di una serata del Marble Cafè di White Carrara Downtown, particolarmente affollata e festosa.

Enrico, eri già venuto a Carrara?
«Sì, sono già stato a Carrara negli anni ’90, ci sono tornato nel 2015 per il premio Lunezia. É un posto molto bello, particolare, pieno di storia, d’iniziative. Carrara ha dato vita a un cantautore, Gabbani, che di questi tempi è cosa rara».

Che progetti hai?
«Farò concerti fino a Ottobre coi Decibel, il mio gruppo storico. Gli ultimi nostri due album sono rispettivamente il 33esimo e il 34esimo e ne vado molto orgoglioso: credo che siano al livello dei nostri primi due, che hanno fatto, ciascuno a suo modo, la storia del rock (nonostante il primo abbia venduto poco). Tornare a suonare col mio vecchio gruppo e i miei amici di una vita era rischioso: per fortuna tutto è cambiato, ma noi no. Continuerò a insegnare al conservatorio. Musicalmente non faccio mai progetti a lungo termine».

Come sono nati i vostri ultimi due album?
«Abbiamo seguito lo stesso processo creativo dei nostri primi anni: suonavamo i brani fino a che non ci piacevano».

Come nasce un tuo brano?
«Mi metto a giocare con un foglio bianco. Scrivo molto più di quello che pubblico, perché per un motivo o per l’altro scarto molta della mia produzione».

E "il mare d'inverno", tuo pezzo immortale?
«Avevo un appuntamento con una ragazza e lei mi diede buca. Rimasi malinconico a osservare il mare. Lì mi resi conto che il cantautorato lo visitava solo in due stagioni: dall'estate a settembre. Invece i poeti avevano già capito che il mare più bello è il mare d'inverno, e l'avevano celebrato.
Oggi è difficile che il rock possa diventare una musica “di massa”, credo resterà un prodotto di nicchia. Ma la mia ambizione non è riempire san Siro. Possiamo parlare solo a certe generazioni: oggi un 65enne è uno del ’53 che è cresciuto col rock. Tra i giovani, ci rivolgiamo solo a quelli con l’orecchio educato al rock fin dall’infanzia, magari da una famiglia di buona cultura musicale. Il panorama musicale italiano è cambiato. Siamo molto provinciali, molto superficiali: in Germania vedi il manifesto di un gruppo nuovo e vai a sentirlo perché non lo conosci. In Italia non vai se non l’hai visto almeno una volta in televisione».

Che ne pensi dei talent?
«Ho fatto anche da giudice, una volta. Puoi selezionare una persona molto brava a cantare, ma il singolo non basta: ci vuole dietro un gruppo, una squadra che funziona».
Venerdì 8 giugno 2018 alle 08:03:40
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