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Paolo Mieli a Con-Vivere: «La storia? Serve a trovare contraddizioni»

il festival di Carrara
Paolo Mieli a Con-Vivere: «La storia? Serve a trovare contraddizioni»
Carrara - A che serve studiare la Storia? A trovare contraddizioni. “Solo a quel punto comincia a essere utile,” chiosa Paolo Mieli di fronte a oltre duecento persone che lo ascoltano col fiato sospeso sul sagrato della Chiesa del Suffragio. Mieli, giornalista e storico, ex direttore de “La Stampa” e del “Corriere della Sera”, è stato ospite della XIV edizione del festival Con_Vivere dedicata alla formazione. “Noi pensiamo di essere alfieri del Bene contro il Male, così ci rappresentiamo il mondo – prosegue Mieli – invece, se guardiamo in filigrana il nostro passato, esso ci apparirà pieno di contraddizioni. La mia ricetta è questa: cominciamo a fare chiarezza dentro noi stessi. Guardate all’alleanza del Partito Democratico coi Cinque stelle, pensate a come si cambia radicalmente. O peggio a quando, nel 1939, i comunisti firmarono il patto con Hitler innescando la la Seconda guerra mondiale. Questa è la Storia che va studiata: quella dei conti che non tornano, quella in cui ci siamo trovati, anche noi, dalla parte del Male. La Storia serve a cambiare idea, a modificarti; a non essere graniticamente convinto che il torto e la ragione si dividano con un taglio netto e che tu sia dalla parte dei buoni contro i demoni, i cattivi.”

A scuola la Storia si studia abbastanza? “No, si fa poco o nulla. Io sono per una buona dose di cultura classica. Non trascurate la Storia considerandola inutile a fini pratici: non vi servirà a trovare un lavoro, forse, ma al secondo appuntamento della vita, quando un impiego lo avrete trovato e comincerete a guardarlo in modo critico, a ricercare un cambiamento. Allora sì che essere persone colte farà la differenza.”

Mieli interviene anche sull’importanza di guardare la Storia anche dalla parte dei vinti: “Nel 1865, conclusa la guerra civile americana, le regioni del Nord avvolte nella bandiera dell’antischiavismo relegarono la causa del Sud in un canto. A trent’anni di distanza si cominciò a guardare a quella porzione di storia in modo critico. Ovvio che avessero ragione gli yankees, ma la questione era complessa, tant’è che Marx espresse grande simpatia per la cultura sudista (schiavismo escluso). A metà degli anni ‘30 del Novecento risale “Via col vento”, un grande libro, e poi un grande film, che rivalutava, risarciva il mondo sudista. Noi col brigantaggio non abbiamo fatto niente di simile.”

Un altro nodo del discorso di Mieli sono gli errori della Sinistra, con sguardo critico al nascente governo giallorosso: “C'è uno scollamento totale col popolo. Si può andare a fare un governo dopo aver perso le elezioni senza uno straccio di contenuto? Per Salvini e il governo gialloverde io, intellettuale di sinistra, e il ceto a cui appartengo abbiamo provato imbarazzo, come per Berlusconi nel ventennio precedente. Eppure il popolo è andato in tutt’altra direzione. Ho paura che sembriamo dei sepolcri imbiancati e che i nostri politici preferiscano raggiungere il potere attraverso alleanze e magheggi piuttosto che all’appuntamento delle urne. Io non credo che Salvini somigli a Hitler, né che negli ultimi anni l’Italia abbia corso il pericolo di un ritorno al fascismo. Certo, se si rialzasse dopo questa caduta potrei tornare qui a dire che ho cambiato idea.”

IRENE RUBINO

Domenica 8 settembre 2019 alle 18:36:36
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