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Celebrata la Madonna del Popolo di Carrara

Celebrata la Madonna del Popolo di Carrara
Carrara - La figura di Maria, donna di fede, di speranza e di carità. Questi i tre grandi argomenti che padre Albanese dei Missionari di Maria ha proposto durante il triduo di preparazione alla solennità della Madonna del Popolo di Carrara. Nella giornata di domenica, in Duomo si è celebrata la festa che da secoli onora Maria come Patrona e Regina del Popolo di Carrara.

La tradizione vuole che nel 1494, al passaggio delle truppe di Carlo VIII, che saccheggiarono e misero a fuoco Anche tutto il territorio della Lunigiana, solo Carrara venne risparmiata da tanta distruzione, proprio per l’intercessione miracolosa della Madonna posta sulla Porta Ghibellina. In quel triste, spaventoso frangente, con un rito solenne, i carraresi, fiduciosi nell’aiuto della Vergine, appesero le chiavi delle porte della città all’immagine della Madonna. Il comandante delle truppe francesi Simone de Maille che, per improvvisa ispirazione divina, dirottò le truppe che provenivano da Avenza, verso Sarzana. Da allora il fatto fu sempre ricordato e commemorato. Ogni anno, nel giorno di ricordo, si mettevano le chiavi delle porte della città nelle mani della Madonna; e nel Libro delle Riforme della Comunità di Carrara si ha memoria che ogni anno venivano pagate Lire 3 per la Messa dei Franzotti (Francesi). È dello stesso tempo una lapide di marmo, che oggi è posta sopra la mensa dell’altare della Madonna del Popolo, che conferma la sua protezione nelle allora frequenti e mortali pestilenze.

Quando nel 1632 Carlo I Cybo Malaspina fece ampliare le mura di Carrara, le vecchie porte vennero demolite e la Madonna del Popolo venne portata in Duomo nell’altare precedentemente dedicato a S. Antonio. In tempi più recenti, nel 1944, durante l’ultimo conflitto bellico, Carrara si trovò sulle linee di fuoco, senza possibilità di scampo per la sua popolazione, alla quale il Comando Tedesco imponeva di avviarsi in una marcia di morte, verso il Passo della Cisa. Fra tanta disperazione si riaccese ancora una sublime speranza per orientare gli spiriti desolati: «Madonna del Popolo!». Come aveva salvato Carrara dalla peste e dal saccheggio, così avrebbe potuto salvare ancora la città. Tutta la popolazione compatta con atto solenne rogato in Duomo volle consacrarsi alla Madonna e Carrara, sebbene mutilata e insanguinata, fu ancora una volta risparmiata dalla distruzione. Ancor oggi con un antichissimo rito rievocativo, vengono deposte sull’altare della Madonna del Popolo, le tre grosse chiavi delle antiche porte della città quale segno di affidamento dell’intera comunità carrarese alla Vergine protettrice di Carrara e proclamato solennemente l’atto di affidamento del popolo carrarese alla Madonna Regina del Popolo di Carrara chiedendo il suo misericordioso aiuto, la sua amorosa protezione, la sua materna intercessione.

La celebrazione solenne quest’anno è stata presieduta da mons. Paolo Giulietti, nuovo arcivescovo di Lucca. Classe 1964 originario di Perugia, ordinato nel 1991, dopo un’intensa attività come assistente spirituale dei giovani dell’Azione Cattolica e della confraternita di San Jacopo di Compostela nel 2001 diventa direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della CEI coordinando le Giornate Mondiali della Gioventù di Toronto, Colonia. Nel 2010 mons. Giulietti diventa vicario generale dell’arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve mentre nel 2014 viene nominato vescovo ausiliare della medesima diocesi e vescovo titolare di Termini Imerese. Nel 2017 diventa segretario generale della CEU (Conferenza Episcopale Umbra) fino allo scorso gennaio quando succedendo a mons. Castellani diventa nuovo arcivescovo di Lucca. Mons. Giulietti ha raccontato di aver conosciuto don Raffaello Piagentini, abate del duomo di Carrara, durante il suo ultimo pellegrinaggio fatto a piedi a Santiago di Compostela. Durante il solenne pontificale, a cui hanno preso parte tra gli altri don Marino Navalesi, vicario foraneo, padre Luigi Sparapani rettore del Santuario della Madonna del Carmine, padre Giovanni Albanese, don Maurizio Manganelli, parroco di Gragnana, Castelpoggio e Noceto, l’arcivescovo ha focalizzato il suo pensiero spirituale su due madri: «Anna, madre di Samuele che presenta il proprio figlio nel tempio di Silo; qui egli vivrà presso l’anziano sacerdote Eli diventando uno dei più grandi profeti del Vecchio Testamento. Anna offre quindi al Signore Samuele proclamando di fatto il piano di salvezza di Dio per il suo popolo. L’altra madre è Maria che concepisce il Verbo di Dio nella sua Verginità, un avvenimento fondamentale che diventa segno di quel progetto salvifico iniziato con Abramo e che con Gesù Cristo trova compimento. La festa della Madonna del Popolo si intreccia con carestie, pestilenze, guerre, ma Dio non ha abbandonato il suo popolo. La fede cristiana è poggiata su avvenimenti precisi incastonati nella storia; la storia è il terreno su cui Dio agisce e manifesta la sua mirabile opera di salvezza. Gli avvenimenti spesso tristi della storia fanno stringere il popolo all’intercessione di Maria. Sono le prove che maggiormente rinsaldano i vincoli. Come popolo – ha proseguito mons. Giulietti – accogliamo Dio nella storia, come popolo siamo chiamati a pregare. Oggi non siamo più un popolo ma una massa di individui che prega per se dimenticandosi degli altri. Una massa di individui che accende la propria candelina per invocare l’aiuto di Maria, una massa che si è dimenticata di essere un popolo che insieme e non singolarmente deve affidarsi a Lei. Abbiamo bisogno di uscire dall’individualismo imperante e cominciare a ritornare ad essere un popolo, anche per questo chiediamo l’intercessione di Maria».
Martedì 19 novembre 2019 alle 18:04:17
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