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Ultimo aggiornamento ore 15.53 del 11 Dicembre 2019

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«Questo film è Carrara». Tutti in piedi al Garibaldi per il maestro Konchalovsky | Foto | Video

Tutto esaurito in sala per la proiezione de "Il peccato - Il furore di Michelangelo". Il regista ha ricevuto un riconoscimento dal sindaco De Pasquale

sold out
«Questo film è Carrara». Tutti in piedi al Garibaldi per il maestro Konchalovsky<span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/fotogallery/andrei-konchalovsky-presenta-il-suo-michelangelo-a-carrara-676_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Foto</a></span><span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/videogallery/-il-peccato-il-furore-di-michelangelo-ecco-il-trailer-343.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Video</a></span>
Carrara - Alla Sala Garibaldi di Carrara, "sold out" per l'occasione, va in scena la proiezione del film “Il Peccato - il Furore di Michelangelo” del grande regista russo . Evento conclusivo della lunga fase di promozione della pellicola iniziata al Festival del Cinema di Roma, prima assoluta nella città di Carrara. E non a caso il grande maestro, presente in sala, ha voluto chiudere a Carrara la presentazione del film.

«Sono i volti e le facce dei carraresi ad aver fatto gran parte del mio film - ha dichiarato in sala il regista prima della proiezione. Questo film è Carrara. Sono molto felice di rivedervi, questo è anche vostro film, c'è il vostro carattere e diventerete famosi». Un omaggio alla città, nella quale si sviluppano lunghe sequenze della narrazione, al marmo bianco, alla scultura e a Piazza del Duomo, uno dei luoghi più belli del centro storico. Un tributo a Carrara di uno dei più grandi registi al mondo che con poche parole spiega anche il perché le scene alle cave non siano state girate nel comprensorio: «Io ho fatto un film, non un documentario. Avevo bisogno di cave non moderne che sembrassero ferme al Rinascimento».

Dopo aver ricevuto dal sindaco Francesco De Pasquale e dall'Assessore alla Cultura Federica Forti una targa di ringraziamento come "Città Creativa Unesco" Konchalovsky si congeda con una battuta: «Il regista non deve parlare prima del film, in teatro nessuno ha ancora visto il film, perché ne parla... e dopo il film è ancora più stupido perché il pubblico ha già visto il film».

Conclude l'anteprima Alberto Testone, l'attore interprete di Michelangelo: «Sono d'accordo con il maestro che è inutile che io parli, sono felice e onorato di stare qui con voi, godetevi il film, vi auguro una buona visione!»

LA TRAMA - Siamo nella Firenze agli inizi del XVI secolo, nonostante il grande talento e la sua creatività, definita un dono divino, l'artista è ridotto in miseria e impoverito dalla sua sfida di portare a termine il soffitto della Cappella Sistina. Alla morte di papa Giulio II, esponente dei Della Rovere, l'ambizioso Michelangelo vuole completare la sua tomba con il marmo più fine che riesce a trovare. Ma questo compito gli attira lo sguardo indagatore di Leone X, successore sul trono pontificio e membro della rivale famiglia dei Medici, che per testare la sua fiducia gli affida la realizzazione della facciata della basilica di San Lorenzo.

Con le mani sporche, le unghie rotte, la chioma madida di sudore, il Buonarroti non si ferma davanti a nulla, spinto da quel desiderio umano di primeggiare. Proprio questa sua brama di prevalere e imporsi lo porta ad accettare gli incarichi delle due famiglie nemiche. Lavorando clandestinamente per l'una e per l'altra casata, Michelangelo è costretto a mentire, ma la situazione di disagio e le menzogne gli provocano un tormento interiore, che lo spingono a riesaminare i suoi fallimenti nella vita e nella carriera... fino ad avere terribili sospetti e insopportabili allucinazioni.

“Il Peccato - il Furore di Michelangelo” ci restituisce la passione violenta della creatività di Michelangelo, sempre in bilico tra la grazia divina, un dono inspiegabile e l’ambizione scaltra, l’avidità, la voglia di primeggiare che non si ferma davanti a niente, neanche ai propri sentimenti. Quello che l’autore ci offre è un punto di vista originale che frantuma il finto universo rinascimentale inventato dal cinema e dalla televisione. Nel racconto di Konchalovsky le mani sono tornate sporche e le unghie rotte dal lavoro, i capelli impregnati di sudore e della polvere di marmo. Se per molti Michelangelo è divino, la vera sfida del regista è averlo reso umano.
Protagonista del Rinascimento italiano, già in vita fu riconosciuto come uno dei migliori artisti di tutti i tempi. Era architetto, scultore, pittore ma anche raffinato scrittore. Famoso anche per il suo carattere impetuoso e ambizioso, ma che nel proprio intimo era lacerato da passioni contrastanti. Michelangelo poté godere dell'appoggio di molti influenti mecenati dell'epoca ma nonostante questo mantenne sempre una forte libertà creativa. L'arte scultorea di Michelangelo è indissolubilmente legata al candore del marmo bianco di Carrara, con cui realizzò numerosi capolavori fra cui la Pietà Vaticana, la prima, realizzata a soli 23 anni.

IL FILM - realizzato in oltre tre mesi di riprese, tempi proibitivi per qualsiasi film italiano che generalmente viene girato in due mesi - ha un rigore formale ineccepibile.
Questo si percepisce già dalla fruizione delle prime immagini del film. Generalmente nelle produzioni correnti i film vengono realizzati nel formato di ripresa 16:9 o in cinemascope così da consentire allo spettatore una visione “più ampia”. Nel film di Konchalovsky invece il formato di ripresa è in 4:3, un formato ridotto, più verso il quadrato, che ricorda le fotografie di un tempo, coraggiosa scelta del regista per raffigurare meglio le atmosfere di quell'epoca. Anche la scelta fotografica di usare moltissima luce ambiente, scenografie naturali, costumi non leziosi e un montaggio non sincopato ma lineare, tendono a dare quel senso di realtà che porta lo spettatore quasi ad “annusare” il film conducendolo a “proiettarsi” nel mondo rinascimentale così ben rappresentato dal regista.

Quello che colpisce maggiormente non sono i singoli elementi, ma è la costruzione filmica nel suo complesso e nella sua sintassi drammaturgica. È geniale che in un film dove si parla di arte assoluta e di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, l’arte venga rappresentata come un mero oggetto di scambio tra giochi di potere, atta solo a “glorificare” i committenti, senza rispettare minimamente la sensibilità e le difficoltà che possono avere gli artisti nel realizzare quanto richiesto.

BIOGRAFIA - fratello del regista Nikita Michalkov e figlio dello scrittore Sergej Michalkov, da giovane pensò di seguire la carriera di musicista e imparò a suonare il piano, ma poi la passione per il cinema prevalse e si iscrisse alla scuola VGIK diretta allora da Michail Romm. Qui incontrò Andrej Tarkovskij e insieme collaborarono al film L'infanzia di Ivan.

Iniziò come sceneggiatore, poi si dedicò al cortometraggio per il quale fu premiato al festival di Venezia con "Il ragazzo e la colomba". Ispirata ad un racconto di Cingiz Ajtmatov, Džamilja, creò la sua prima opera da regista "Il primo maestro", in cui riemerge l'ambiente russo all'indomani della Rivoluzione russa. Il suo secondo film, uscito nel 1968, ha per titolo La felicità di Asja censurato per un certo realismo sulla vita nei kolchoz.

La svolta avviene nel 1971 con il pluripremiato "Zio Vanja", interpretato magistralmente dal noto attore sovietico, Innokenti Smoktunovskij, che dandogli fiducia, lo aiuta appunto ad emergere e a distinguersi nell'ambito di una realtà cinematografica delle dimensioni, per numero e qualità delle produzioni, immensa, qual è quella dell'URSS.

Negli anni successivi dirige Romanza degli innamorati che gli diede una nomination al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary. Esce poi Siberiade in cui si denuncia la drammatica vita della popolazione in Siberia. Negli anni ottanta si trasferisce negli Stati Uniti dove dirige film di successo, quali Maria's Lovers, A 30 secondi dalla fine, Homer and Eddy, Tango & Cash. Tornato in patria ha diretto Asja e la gallina dalle uova d'oro. Tra i film da lui diretti vale la pena citare anche Duet for One con Julie Andrews (1986), l'Odissea per la TV nel 1997, The Lion in Winter - Nel regno del crimine del 2003.

Nel 2014 vince il Leone d'Argento per la miglior regia alla Mostra del cinema di Venezia con The Postman’s White Nights (Le notti bianche del postino), premio che vincerà di nuovo due anni dopo per Paradise (ex aequo con Amat Escalante per La región salvaje).

MICHELE AMBROGI

Sabato 30 novembre 2019 alle 16:26:09
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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29/11/2019 - "Il Peccato - Il furore di Michelangelo", ecco il trailer



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