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Strada Sagro. "Non sarebbe un recupero dell'antica via"

Legambiente risponde punto su punto ai progettisti: "È stato sottaciuto che il 40% del progetto sarà un tratto completamente nuovo"

Strada Sagro. `Non sarebbe un recupero dell´antica via`
Carrara - Sono forti le parole pronunciate da Legambiente a proposito della messa in opera del progetto della strada del Sagro, intitolato 'Recupero e adeguamento della viabilità di collegamento tra il bacino estrattivo del Murlungo e il bacino industriale di Carrara'.

“Tutti sappiamo — ha detto Legambiente — che collegherà al bacino industriale di Carrara non il bacino del Murlungo, dismesso da decenni, ma le cave dei M. Sagro e Borla, in pieno Parco delle Apuane. Un titolo che ricorre anche ad un inganno linguistico — hanno aggiunto — 'recupero' ed 'adeguamento' lasciano intendere che la via è già esiste e che, dunque, si tratta di salvarla dal deterioramento causato dal tempo”.

Da quel che emerge dal comunicato di Legambiente si tratta di 'inganno comunicativo', infatti è stato sottaciuto che il 40% della strada sarà completamente nuovo. “Si spaccia per recupero, la trasformazione in camionabile di una vecchia via di lizza rinaturalizzata — hanno detto — fino a pochi anni fa usata come sentiero del Cai: uno stravolgimento, ambientale e linguistico; un inganno, ambientale e comunicativo.

Quale persona di buonsenso oserebbe definire 'recupero' la sua trasformazione in una camionabile? — ha chiesto poi l'associazione — Per 'adeguare' la sede stradale, il progetto prevede di smontare il muro a secco che la sostiene, rimuovere i detriti trattenuti dal muro, scavare la roccia lato monte col martello pneumatico e mascherare lo sfregio così provocato con un muro in cemento armato rivestito con pietre. Inoltre per ridurre l’eccessiva pendenza — hanno spiegato — il tratto inferiore verrebbe rialzato da riempimenti, sostenuti da analogo muro fondato su micro pali. Le notevoli quantità di detriti provenienti dagli scavi sarebbero smaltite nella vicina cava dismessa (Paolina), per 'restaurarne' il profilo originario”. Quel che è stato detto non collimerebbe con ciò che hanno proposto i progettisti.

Anche lo studio d’incidenza, dunque, il cui scopo è stato valutare i rischi per le specie animali e vegetali e per gli habitat, pur citando i dettami di legge si è mosso su un piano sottile di ambiguità comunicativa, occultando, per l'associazione, informazioni pertinenti, allo scopo di minimizzare la percezione dei rischi. Inoltre si è ripetuto che la strada è già esistente, e non vi sarebbe ulteriore impatto. Infatti nel calcolo dell’area sottratta all’habitat 6210 (praterie aride seminaturali e facies arbustive dei substrati calcarei) ha computato il solo allargamento della strada, come se quella 'esistente' non venisse interamente stravolta.
La situazione è risultata quindi complicata e riguardo agli impatti cumulativi e presunti vantaggi ambientali i progettisti hanno dichiarato: “Non si rilevano effetti cumulativi di rilievo”, e Legambiente ha ribattuto:”Come se la strada fosse fine a se stessa e non funzionale alla prosecuzione ed espansione delle cave del Sagro-Borla”. In realtà si sono evidenziati incrementi delle estrazioni per attività ,che però possono chiudere senza la strada e con la viabilità interrotta per Fosdinovo-Aulla, inagibile ai camion.
Sono stati molti i motivi per criticare un simile progetto, ma quel che è emerso è stato anche un'incauta strumentalizzazione di Legambiente, che non ha tardato a rispondere per l'aver tirato in ballo il nome stesso dell'associazione e aver definito il progetto 'ambientalista'. “Si è arrivato addirittura a sostenere — hanno detto — che sventrare con la nuova strada le aree protette consentirebbe di 'diminuire gli impatti a carico degli habitat e delle specie', riducendo il disturbo causato dai camion dagli attuali 5 km (lungo la strada che scende da Campocecina) a soli 2 km: come se — hanno concluso — il disturbo di un camion lungo la nuova ripida strada sterrata non fosse ben superiore a quello del transito sull’esistente strada asfaltata”.
Da quanto hanno fatto capire i costruttori, o 'salvatori' come li hanno definiti gli ambientalisti dopo il confronto che hanno avuto con il Sindaco De Pasquale, la trasformazione in camionabile ha consentito di preservare e sottrarre al degrado e alle frane, un manufatto la cui integrità testimonia il lavoro umano dei cavatori. La trasformazione in camionabile ne preserverebbe l’integrità, ma costruendo di fianco la nuova strada si avrebbero nuovi impatti, fatto che confermerebbe ancora, per gli ambientalisti, la 'discomunicazione ingannevole'.
Si sono evidenziate infine le posizioni del Dott. Dazzi, agronomo carrarese, che si sarebbe 'convertito' da una posizione ambientalista (in merito ai suoi studi del 1999 'Analisi di impatto ambientale: il caso del complesso estrattivo Foce di Pianza-Sagro) in cui ha proposto un piano articolato di chiusura delle cave nell’ arco massimo di 10 anni, accompagnato dall’attuazione di attività alternative. Tuttavia egli adesso ha proposto una valutazione, previa chiusura del giacimento, per dare continuità alle aziende. Legambiente ha ricordato che tali cave, secondo il Dazzi ‘ambientalista’ del 1999,premiato dagli stessi, ora non dovrebbero esistere più.
Legambiente si è chiesta, su quale via sia avvenuta la conversione di Dazzi, nel momento in cui si è dovuto discutere della sorte delle cave del Sagro-Borla, che è rimasta drammatica, permanendo tutti gli abusi e le criticità da lui già denunciati nel 1999.
Il solo cambiamento obiettivo che ha proposto Legambiente è dunque legato all'agronomo stesso, e l'ironia non è mancata quando hanno concluso: “Da studente a consulente alle cave. In fondo basta poco a cambiare l’approccio mentale”.
Giovedì 13 luglio 2017 alle 22:06:13
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