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Ultimo aggiornamento ore 08.31 del 22 Ottobre 2018

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Frana a La Piana, c'è già accordo sulle modalità di ripristino

L'intervento sarà a carico dei titolari di cava. Stavolta saranno necessarie indagini più approfondite

Frana a La Piana, c´è già accordo sulle modalità di ripristino
Carrara - Nuova frana a La piana. Il punto è vicino a quello del crollo del 19 marzo. “È una tegola capitata nel momento sbagliato, come sempre – commenta il sindaco Francesco De Pasquale – in un periodo in cui al traffico pesante intenso si aggiunge il flusso turistico.” A detta del primo cittadino, il nuovo episodio non è da collegare ai lavori di ripristino: “Ieri sera mi sono recato sul posto per verificare la situazione. La riparazione precedente ha tenuto, ma è emerso un fatto nuovo. Abbiamo riattivato le procedure già predisposte per l’episodio precedente.” L’Amministrazione comunale aveva ordinato alla società intestataria della cava La Piana n.175, la ditta In.gr.a srl, di presentare un progetto a firma di tecnico abilitato e di effettuare gli interventi necessari al ripristino della viabilità comunale. Progetto che è stato firmato dell’ingegner Massimo Gardenato. Le indagini sul sottosuolo sono state effettuate dalla geologa del settore marmo Chiara Taponneco. Forse la riapertura è stata troppo affrettata? “Secondo la relazione fornitaci dal responsabile dei lavori il ripristino era stato eseguito secondo progetto, in attesa di una sistemazione definitiva. Ci aspettavamo dei movimenti di assestamento, ma questa riapertura è legata ad altri elementi. Mi sembra qualcosa di più grande del fenomeno precedente. Adesso sono in corso gli scavi per verificare la situazione nel sottosuolo, sulla scorta dei quali si deciderà un piano di risanamento. Per il momento siamo nella fase delle indagini. Nel frattempo abbiamo predisposto la viabilità alternativa.” Anche stavolta l’intervento sarà a carico della cava.

L’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Raggi ha presieduto la riunione che si è svolta a palazzo civico con il dirigente del settore, l'ingegner Luca Amadei, l’ingegnere Giuseppe Marrani e con i tecnici incaricati delle verifiche. I tecnici del comune hanno già concordato coi tecnici della cava le modalità di ripristino, che consisterà nell’ampliare il basamento in pianta con grossi blocchi, spostandosi sulla strada della cava. Da lunedì si procederà al riempimento a strati, intervallati da materiale arido con geotessuti rinforzanti per trattenere l’acqua impedendo l’effetto di dilavamento. L’intervento è ovviamente provvisorio, in attesa di studiare la soluzione per un ripristino definitivo. Prima andranno completate la analisi geognostiche; poi, dati alla mano, sarà progettato un quadro di ripristino. Per il momento, la causa più probabile del crollo sembrerebbe una polla d’acqua che sbuca nella strada: gli scavi non ne hanno rinvenuto traccia, ma in cava c'è acqua.

Nel 2014 la In.gr.a. srl aveva sottoposto agli uffici del Comune una variante del piano di coltivazione della cava “a volume zero” (senza incrementi di volume, ovvero senza ampliamenti) per la valutazione d’impatto ambientale, come si legge nella determina n. 71 dell’11 luglio 2017 Pronunciandosi sulla variazione progettuale, Arpat definisce la relazione tecnica “molto approssimativa”: Il piano di gestione delle acque meteoriche di dilavamento propone un impianto adeguato di depurazione delle acque di lavorazione, ma non dimensiona le vasche di raccolta delle acque di prima pioggia dell'area impianti ed è vago sullo smaltimento della marmettola.” Inoltre “non sono forniti dati sulla marmettola smaltita negli ultimi anni.”
La variante viene esclusa dal procedimento di valutazione perché a volume zero, con delle prescrizioni: l'installazione dell'impianto di depurazione dovrà essere effettuata nei tempi tecnici strettamente necessari. “Sono prescrizioni che vengono fatte a tutte le cave – commenta Giuseppe Franconi di Legambiente – ma che noi giudichiamo insufficienti. Per evitare che la marmettola si disperda, attorno al taglio viene costruito un cordolo per trattenere le acque. Il problema è che la marmettola si trova anche di là del cordolo.” Legambiente non dispone di dati sulla cava in questione: “È una cava in galleria, non ci siamo mai stati. La galleria è realizzata su uno strato di roccia vulnerabile, suscettibile a crolli. Se ci sono cavità carsiche intercettate dal taglio, all’interno può scorrervi dell’acqua che col tempo può erodere e far franare il cosiddetto “cappellaccio”, lo strato di terreno sopra al substrato roccioso. Ma nel caso specifico non possiamo valutare, non disponendo né dell’osservazione diretta né delle stese sismiche.”
Sabato 21 aprile 2018 alle 08:42:31
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