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«Quel piano di escavazione deve essere bocciato dalla Conferenza dei servizi»

Legambiente interviene nuovamente sul caso di Fossa Combratta e scrive a Comune, Regione, Asl e Arpat

LA CAVA NEL BOSCO
«Quel piano di escavazione deve essere bocciato dalla Conferenza dei servizi»
Carrara - Dopo il pronunciamento dell’amministrazione comunale di Carrara, che nei Piani attuativi di bacino estrattivo (Pabe) di prossima definizione escluderà il versante occidentale del monte Brugiana dai siti di attività estrattiva e di conseguenza sostiene l’incompatibilità ambientale dell’escavazione a Fossa Combratta, Legambiente Regionale e Legambiente Carrara hanno scritto ai membri della Conferenza dei servizi, che si svolgerà il 5 settembre, affinché valutino questa novità che cambia completamente gli scenari in discussione.

«Se, infatti – affermano gli ambientalisti – la cava si dovrà limitare a estrarre solo 1370 metri cubi di materiale, perché dopo i 3 anni di concessione i Pabe l’avranno esclusa dalle aree estrattive, che senso avrebbe portare a termine un piano di messa in sicurezza che distruggerebbe un versante boscato e asporterebbe 58.000 metri cubi di materiale? Proprio per questo, Legambiente chiede alla conferenza dei servizi di non concedere la compatibilità ambientale al piano di messa in sicurezza».

Di seguito riportiamo la lettera che Legambiente ha inviato ai membri della Conferenza dei servizi: il Comune di Carrara, la Regione Toscana, l'Asl, l'Arpat, il Parco delle Apuane e la Soprintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio.

Egregi membri della Conferenza dei servizi, spettabili Autorità,

il 5 settembre Vi pronuncerete sulla compatibilità ambientale del piano d’escavazione e messa in sicurezza della cava 181-Fossa Combratta. Sarà una decisione importante, dalla quale dipenderà se il versante occidentale della Brugiana manterrà il suo aspetto naturale o sarà irreversibilmente deteriorato. Come già scritto in precedenza, la nostra posizione, ampiamente motivata anche sulla stampa e in diversi interventi pubblici, è di totale contrarietà alla concessione della compatibilità ambientale richiesta.

Dopo la precedente Conferenza dei servizi, quella del 3 agosto scorso, d’altra parte, è emerso un elemento nuovo che, a nostro avviso, cambia radicalmente la prospettiva di valutazione e che vorremmo sottoporre alla Vostra collegiale attenzione.

L’Amministrazione di Carrara ha infatti dichiarato pubblicamente che, nei Piani Attuativi di Bacino Estrattivo (PABE) di prossima definizione, derubricherà dalle aree in cui è possibile svolgere attività estrattiva il versante su cui insiste Fossa Combratta.

Anche il Consiglio Comunale del 29 agosto u.s. ha confermato tale orientamento, approvando un ordine del giorno (protocollo 0066068), volto a «perseguire la tutela ambientale e paesaggistica del Monte Brugiana in via preferenziale rispetto ad altre finalità» facendovi cessare, in sede di pianificazione (PABE) ogni attività estrattiva.

Risulta pertanto di tutta evidenza come questo elemento di novità tolga ogni senso all’operazione “Fossa Combratta”.

Come sapete, d’altronde, la cava è autorizzata per tre anni e le è consentito di escavare solamente 1370 m3 totali di materiale (377 m3 di blocchi e 993 m3 di detriti). Alla fine di questo triennio, essa dovrà chiudere perché l’area su cui insiste, nel frattempo, grazie ai PABE, è stata esclusa da quelle estrattive. Per poter scavare quelle pur modeste quantità di un materiale, peraltro di scarso valore, è comunque necessario prima mettere in sicurezza il sito, con un lavoro di ben cinque anni (!) e l’asportazione di 58.000 m3 di materiale, devastando il versante e il bosco, nel quale dovrà essere aperto oltretutto un nuovo tratto di strada lungo 200 metri e largo 6.

La domanda che Vi poniamo, in tutta sincerità, è questa: ne vale la pena?

In altri termini, e ancora più esplicitamente: vale la pena distruggere un versante completamente boscato (con l’eccezione della vecchia cava di modeste dimensioni) per ricavare in totale 377 m3 di blocchi? Questa scelta, a Vostro avviso, sarebbe “compatibile” con la tutela dell’ambiente e del paesaggio?

Un piano di messa in sicurezza di così ampie dimensioni, come quello che vi accingete a esaminare, potrebbe avere senso solo se pensato per una cava che continuerà a essere coltivata per anni e anni. Gli stessi imprenditori che vantaggio avrebbero nell’investire tempo e denaro per otto anni (i cinque della messa in sicurezza più i tre di vera e propria escavazione), col magro risultato di poter commercializzare alla fine della procedura solo 377 m3 di blocchi?

La risposta razionale a questi semplici interrogativi non può essere che una ed è quella che Vi chiediamo di pronunciare nella Conferenza dei servizi del 5 settembre: il piano di escavazione e messa in sicurezza di Fossa Combratta è diseconomico e incompatibile con la tutela del paesaggio e dell’ambiente, e perciò deve essere respinto.

Risulta pertanto di tutta evidenza come questo elemento di novità tolga ogni senso all’operazione “Fossa Combratta”.

Come sapete, d’altronde, la cava è autorizzata per tre anni e le è consentito di escavare solamente 1370 m3 totali di materiale (377 m3 di blocchi e 993 m3 di detriti). Alla fine di questo triennio, essa dovrà chiudere perché l’area su cui insiste, nel frattempo, grazie ai PABE, è stata esclusa da quelle estrattive. Per poter scavare quelle pur modeste quantità di un materiale, peraltro di scarso valore, è comunque necessario prima mettere in sicurezza il sito, con un lavoro di ben cinque anni (!) e l’asportazione di 58.000 m3 di materiale, devastando il versante e il bosco, nel quale dovrà essere aperto oltretutto un nuovo tratto di strada lungo 200 metri e largo 6.

La domanda che Vi poniamo, in tutta sincerità, è questa: ne vale la pena?

In altri termini, e ancora più esplicitamente: vale la pena distruggere un versante completamente boscato (con l’eccezione della vecchia cava di modeste dimensioni) per ricavare in totale 377 m3 di blocchi? Questa scelta, a Vostro avviso, sarebbe “compatibile” con la tutela dell’ambiente e del paesaggio?

Un piano di messa in sicurezza di così ampie dimensioni, come quello che vi accingete a esaminare, potrebbe avere senso solo se pensato per una cava che continuerà a essere coltivata per anni e anni. Gli stessi imprenditori che vantaggio avrebbero nell’investire tempo e denaro per otto anni (i cinque della messa in sicurezza più i tre di vera e propria escavazione), col magro risultato di poter commercializzare alla fine della procedura solo 377 m3 di blocchi?

La risposta razionale a questi semplici interrogativi non può essere che una ed è quella che Vi chiediamo di pronunciare nella Conferenza dei servizi del 5 settembre: il piano di escavazione e messa in sicurezza di Fossa Combratta è diseconomico e incompatibile con la tutela del paesaggio e dell’ambiente, e perciò deve essere respinto.

Venerdì 31 agosto 2018 alle 21:47:56
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