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«Pura follia riattivare una cava che estrae il 99% di detriti»

Legambiente interviene nuovamente sul caso di Fossa Combratta: «Gli Enti respingano la richiesta e assumano un decisa posizione politica»

«riapertura antieconomica»
«Pura follia riattivare una cava che estrae il 99% di detriti»
Carrara - «Riattivare la cava Fossa Combratta per estrarre oltre il 99% di detriti e meno dell’1% di blocchi (dovrebbe estrarre solo 377 m3 di blocchi in 3 anni, preceduti da 5 anni di lavori di messa in sicurezza con l’abbattimento di 58.000 m3 di detriti) sarebbe una pura follia, anche economica: per 8 anni, infatti, la cava lavorerebbe in perdita». È durissima Legambiente Toscana che torna a parlare del caso e scrive agli enti competenti.

«È pertanto evidente – proseguono gli ambientalisti – che il vero obiettivo della richiesta di riattivazione è di accaparrarsi un “diritto acquisito” all’escavazione, prima dell’adozione del piano attuativo di bacino estrattivo che, con ogni probabilità, escluderà dalle aree estrattive l’intero versante di Colonnata del Monte Brugiana (essendo interamente boscato e privo di cave attive).
Per questo motivo, ferme restando le solide ragioni tecniche che ne impongono il respingimento, Legambiente Toscana chiede una decisa presa di posizione politica agli enti competenti e, in particolare, al Comune di Carrara».

Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera di Legambiente agli enti competenti (Parco Regionale Alpi Apuane, Comune di Carrara, Regione Toscana, Soprintendenza, Arpat e Asl):

Considerato che la Conferenza dei servizi del 3 agosto 2018, pur evidenziando pesanti criticità, ha preso atto che il progetto rientra nelle deroghe dell’art. 17 comma 16 delle NTA del PIT (essendo conseguente a un provvedimento di messa in sicurezza emesso dall’UO Ingegneria mineraria) ed ha pertanto deciso di svolgere approfondimenti, vi è il rischio concreto che il piano possa essere approvato nella nuova conferenza del 5 settembre 2018.

Con la presente, rinviando alle considerazioni tecniche già espresse nei nostri documenti del 27/6/18 (Dismettere la cava Fossa Combratta) e del 18/11/14 (Osservazioni al piano di coltivazione Fossa Combratta), qui allegate per facilità di consultazione, sintetizziamo i motivi per i quali l’approvazione del piano sarebbe un vero scandalo, da evitare con una decisa presa di posizione politica.
• Un elemento essenziale nella procedura di VIA è il bilancio costi/benefici: è evidente, infatti, che un dato impatto che può essere valutato accettabile se produce grandi benefici, diviene inaccettabile se i benefici sono molto modesti. Nel caso specifico, i lavori di messa in sicurezza comporterebbero l’estrazione di 58.000 m3: un volume 154 volte superiore ai 377 m3 di blocchi estraibili e 104 volte superiore alla massa instabile da rimuovere (555 m3). I blocchi sarebbero meno dello 0,7% del materiale escavato e i detriti oltre il 99,3%! Un impatto, dunque, veramente spropositato rispetto ai benefici.
• Il provvedimento AUSL, doveroso per la tutela della sicurezza dei lavoratori, non è un ordine incondizionato, ma diviene un obbligo solo qualora, nonostante lo spropositato impatto e i miseri benefici, il Comune volesse intestardirsi ad autorizzare l’escavazione.
• La verifica di compatibilità paesaggistica prevista dal PIT non è una pura formalità burocratica da aggirare con argomentazioni di comodo, ma deve tener conto del contesto in cui si inserisce la cava, senza lasciarsi abbindolare dalle affermazioni tendenziose contenute nella documentazione progettuale. Il contesto in cui è inserita la cava Fossa Combratta, infatti, non è «quello tipico dei bacini marmiferi storici» … «un vero e proprio polo di attrazione turistico e culturale specifico», ma un versante interamente boscato. Nel caso specifico, pertanto, l’impatto paesaggistico della cava –che potrebbe essere quasi inavvertibile se essa fosse pienamente inserita tra altre cave– diviene inaccettabile poiché “violerebbe” l’integrità dell’intero versante risaltando in esso come un vero e proprio “corpo estraneo” (altro che inserita « armoniosamente nel contesto paesaggistico tradizionale locale, come opera razionale dell’uomo coesistente con la natura…»!).
• La richiesta dell’autorizzazione, nonostante l’evidente antieconomicità del progetto, è chiaramente finalizzata a precostituire un ‘diritto acquisito’, condizionando la redazione del piano attuativo di bacino estrattivo (PABE). Sarebbe infatti insensato se il PABE, di imminente adozione, dovesse escludere dalle aree estrattive l’alto e medio versante occidentale della Brugiana, chiudendo quindi la cava appena autorizzata (dopo averle fatto spendere soldi per la messa in sicurezza). L’eventuale autorizzazione, dunque, implicherebbe che il Comune ha già compiuto la scelta di sacrificare all’escavazione l’intero versante, finora integro.
Teniamo pertanto a evidenziare che, sebbene sussistano solide motivazioni tecniche per respingere il piano presentato dalla ditta, si tratta di un caso in cui la scelta prioritaria da assumere è squisitamente politica, poiché anticiperebbe comunque le scelte del processo pianificatorio in atto.

Ciò considerato, chiediamo al Comune di compiere la scelta politica di preservare dall’attività estrattiva il versante della Brugiana, respingendo nella prossima conferenza dei servizi la richiesta d’autorizzazione. In caso contrario, infatti, il marmo della cava Fossa Combratta diventerebbe una vera pietra dello scandalo che graverebbe a lungo sull’amministrazione comunale.

Distinti saluti.
Legambiente Toscana
Mercoledì 8 agosto 2018 alle 13:56:35
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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