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Terre alle cave, Legambiente attacca: "E' un far west"

L'associazione ha analizzato i dati dal 2005 al 2016

Terre alle cave, Legambiente attacca: `E´ un far west`
Carrara - La situazione delle terre alle cave è "un far west". Lo denuncia Legambiente che ha esaminato l’intera serie storica dei dati disponibili dal 2005 al 2016.

"Ad una prima e immediata valutazione salta agli occhi che le scaglie (bianche + scure) hanno subìto variazioni minime: erano il 67,7% del materiale portato a valle nel 2005, sono il 68,8% nell’intero periodo 2005-2016 e sono il 68,7% nel 2016 - scrive Legambiente - La resa in blocchi mostra invece un sensibile miglioramento: dal 17,1% del 2005 al 27,2% del 2016 (passando per il 22,1 dell’intero periodo). Sembra che, finalmente, le cave carraresi abbiano raggiunto la soglia minima del 25% in blocchi richiesta dal PRAER. Purtroppo, dobbiamo spegnere gli entusiasmi. Il miglioramento è solo apparente e, di fatto, nasconde un peggioramento sostanziale: la crescita del 10,1% dei blocchi (dal 17,1% del 2005 al 27,2% del 2016) è, infatti, in buona parte attribuibile alla riduzione (del 10,4%) delle terre portate a valle (dal 13,5% del 2005 al 3,1% del 2016). In poche parole, l’apparente miglioramento dei blocchi è frutto di un reato che, grazie alla tolleranza garantita dal comune, è divenuto ormai dilagante: l’abbandono delle terre al monte".

"Il confronto tra l’intero periodo 2005-2016 e il 2016 mostra che è sensibilmente aumentato il numero di cave “miracolose”, che portano a valle solo blocchi, senza produrre nemmeno un grammo di detriti. Questo incremento (da 5 cave su 100 nel 2005-2016 a 17 cave su 76 nel 2016) è il risultato della crescente arroganza dei titolari di cava che, rassicurati dalle mancate sanzioni, abbandonano sfacciatamente i detriti al monte - prosegue l'associazione - Pertanto chi sostiene che nelle cave regna il Far West, ha torto: nel Far West c’era uno sceriffo che si opponeva alle malefatte dei banditi; alle cave, invece, il comune le copre, rendendosi complice".

"È di pochi giorni fa la notizia che i funzionari degli Uffici Ambiente e Marmo hanno iniziato controlli sistematici alle cave e intimato la rimozione di 200.000 t di terre, pena sanzioni e misure amministrative. Se questa azione avrà un seguito, potremo finalmente dire che l’epoca del Far West è finita e che sta iniziando quella della legalità - scrive ancora Legambiente -
Sappiamo che spesso non è semplice accertare la provenienza degli enormi accumuli di terre al monte, magari conferiti da più cave, in misura diversa. Per questo, suggeriamo di unire ai sopralluoghi anche procedure di accertamento amministrative. Ad esempio, la stima dei quantitativi di terre abbandonate negli anni passati da ciascuna cava consente di individuare le cave responsabili alle quali imporre la rimozione del quantitativo di terre pari a quello stimato. Inoltre, allorché si procede alla redazione dei piani attuativi di bacino estrattivo, le molte cave fuorilegge per eccessiva produzione di detriti , autentiche “fabbriche di scaglie”, dovrebbero essere escluse dalle aree estrattive, così da riportare l’escavazione al rispetto delle sue finalità: massima valorizzazione dei materiali ornamentali, e minima produzione di detriti.

Purtroppo, i dati fornitici dal comune sono anonimi. Non siamo dunque in grado di indicare il nome delle cave fuorilegge che sono emerse dalla nostra elaborazione dei dati; non siamo in grado di verificare se l’eccessiva quantità di detriti prodotta da alcune cave è dovuta alle modalità di escavazione o alla elevata fratturazione del loro giacimento marmifero. Non siamo dunque in grado di sviluppare contributi motivati e documentati anche alla pianificazione in atto, come la VAS dei piani attuativi di bacino estrattivo. In accordo con la normativa europea, siamo convinti che la trasparenza favorisca la partecipazione dei cittadini e contribuisca al miglioramento dell’azione della pubblica amministrazione. Ci auguriamo, dunque, che l’amministrazione comunale voglia inaugurare la stagione della trasparenza, non solo consegnandoci i dati sui quantitativi estratti, corredati anche dal nome di ciascuna cava, ma anche predisponendo la pubblicazione annuale di tali dati sul sito del comune".
Mercoledì 4 ottobre 2017 alle 12:41:15
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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