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Ultimo aggiornamento ore 11.02 del 10 Luglio 2020

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Ponte di Avenza, Legambiente: «Senza ravaneti spugna zona soggetta al rischio alluvioni»

Ponte di Avenza, Legambiente: «Senza ravaneti spugna zona soggetta al rischio alluvioni»
Carrara - Legambiente Carrara coglie l’occasione delle polemiche sulla costruzione del nuovo ponte di Avenza per affrontare pubblicamente due questioni tecniche con risvolti della massima importanza strategica: "l’illusorietà di conseguire la sicurezza idraulica" mediante scavi in alveo e "l’assoluta necessità di realizzare i ravaneti spugna".

"Premesso che il nuovo ponte è necessario (visto che l’attuale, permettendo il transito di 180 m 3 /s, è inadeguato alla piena trentennale di 287 m 3 /s) - scrive l’associazione in una nota rispondendo ad una domanda fatta da alcuni cittadini - è davvero necessario rialzare il ponte? Non basterebbe abbassare l’alveo rimuovendo i sedimenti accumulati negli anni?
La domanda è legittima, visto che il progetto del ponte attuale prevedeva la costante rimozione di sedimenti per mantenere l’officiosità idraulica e che, dunque, il ponte è divenuto inadeguato per l’accumulo di sedimenti conseguenti alla mancata manutenzione dell’alveo".
Ma per Legambiente ciò non dimostra la necessità di scavare l’alveo, bensì rivela l’errore di fondo di tale progetto. A suo tempo, cioè, si è preferito conseguire un risparmio immediato costruendo un ponte troppo basso, che ha reso necessari continui scavi in alveo (con costi cumulativi notevolmente superiori), a pena di compromettere la sicurezza".

L'associazione spiega poi come i fiumi, trasportando i detriti prodotti dalla disgregazione delle rocce e depositandoli lungo il loro percorso verso il mare, "costruiscano un proprio profilo d’equilibrio che tendono a mantenere rimuovendo le anomalie locali, cioè asportando gli eventuali accumuli di sedimenti e riempiendo le buche. Questo comportamento dinamico dei fiumi spiega l’illusorietà di raggiungere la sicurezza idraulica scavando l’alveo ad Avenza (anziché sopraelevare il ponte): in tal modo, infatti, si possono ottenere solo risultati temporanei, ma la sfida contro il fiume è sempre perdente". Il documento di Legambiente richiama poi l’attenzione sull'anomalia del bacino montano del Carrione, dove la principale forza disgregatrice delle rocce "è l’uomo e i detriti abbandonati dalle cave di marmo (scaglie e terre) superano di gran lunga quelli prodotti dalla natura".
"L’alveo del Carrione, pertanto, ricevendo una quantità eccessiva di apporti solidi dai ravaneti, si innalza, riducendo progressivamente la propria capacità: non sarà quindi possibile raggiungere la sicurezza idraulica finché i ravaneti non saranno adeguatamente sistemati. Inoltre - aggiungono - va tenuto conto che, pur essendo indispensabile trattenere notevoli volumi idrici nel bacino montano, potranno essere realizzati solo pochi degli invasi temporanei previsti dalla relazione Seminara".

Legambiente rilancia pertanto la proposta di un risanamento radicale dei ravaneti che preveda il loro smantellamento, l’allontanamento dei materiali fini che li predispongono a frane (terre e
marmettola) e la loro ricostruzione con sole scaglie pulite, con opere di stabilizzazione.
Ne risulterebbero ‘ravaneti spugna’ privi degli effetti negativi (ingente apporto di detriti agli alvei) e potenziati negli effetti positivi (assorbimento di ingenti volumi idrici e forte rallentamento dei deflussi). Ciò, oltre a ridurre il rischio alluvionale, comporterebbe vantaggi supplementari: fiumi e sorgenti finalmente puliti (non più torbidi da terre e marmettola), maggior ricarica della falda (con riduzione delle crisi idriche estive) e, infine, rilevante riduzione della necessità di rimuovere ripetutamente sedimenti in molti tratti del Carrione.

L’associazione, "preso atto della indisponibilità del comune a realizzare i ravaneti spugna, denuncia l’insensibilità del sindaco e dell’amministrazione al rischio alluvionale. Un disinteresse inspiegabile, visto che la serietà delle argomentazioni di Legambiente sul ruolo idrologico dei ravaneti è stata autorevolmente confermata dall’università di Firenze che, su segnalazione dell’associazione, ha ricalcolato le portate di piena del Carrione: è proprio grazie alla minor portata che ne è risultata, infatti, che i ponti del centro città sono stati salvati dal rifacimento o sollevamento. "L’insensibilità del Comune al rischio alluvionale è peraltro confermata anche dai Pabe - conclude Legambiente - dai quali emerge la stridente contraddizione tra la piena consapevolezza del ruolo idrologico svolto dai ravaneti e l’assoluta inadeguatezza delle misure adottate".

Legambiente, infine, chiede al comune di superare al più presto "questa insensibilità, non solo perché incomprensibile e ingiustificata ma, soprattutto, perché essa rischia di costare molto cara ai carraresi. Senza ravaneti spugna, infatti, il centro città continuerà ad essere soggetto a nuove alluvioni: una responsabilità terribile, di cui nessuna amministrazione dovrebbe macchiarsi".
Mercoledì 24 giugno 2020 alle 20:06:12
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