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La scuola di Bergiola avrebbe potuto diventare un museo

Cappè: "Nostra proposta non fu accolta. Chiusura dell'asilo ennesimo colpo alla comunità"

La scuola di Bergiola avrebbe potuto diventare un museo
Carrara - Non è la prima volta che i paesi a monte vengono trascurati; Bergiola è un luogo di memoria, simbolo della lotta al nazifascismo, eppure tanti, troppi sono oggi gli edifici fatiscenti abbandonati, lontani da ogni prospettiva di recupero. “La vecchia scuola di Bergiola è chiusa da diversi anni – racconta Martina Cappè, madre di uno dei bimbi dell’asilo appena chiuso – e sta cadendo a pezzi. Prima che arrivasse a questo punto c’è stato un tentativo da parte di mio padre, Michele Cappè, di trasformarla in un museo, in occasione del 60° anniversario della Resistenza, nel 2005”.

La scuola in questione è stata infatti teatro di un eccidio: il 16 settembre 1944 , a seguito dell’uccisione di un soldato tedesco in località La Foce, presso il valico omonimo, i tedeschi fecero irruzione a Bergiola per condurre una rappresaglia. Gli uomini avevano già abbandonato il paese, dov’erano rimasti solo donne, bambini e anziani.

I soldati rastrellarono gli abitanti e ne chiusero una trentina nella scuola elementare cui diedero fuoco coi lanciafiamme, alimentando l’incendio con benzina e catrame. Altri cittadini furono arsi vivi nelle loro case.

I partigiani arrivarono troppo tardi per intervenire. Furono 72 le vittime, di cui 43 donne, 14 bambini e 15 adolescenti.

“Avevamo organizzato un’esposizione – prosegue Cappè – di fotografie dei sopravvissuti all’eccidio, corredate da un filmato. Avremmo voluto ristrutturare la scuola per l’occasione: si offrì mio padre stesso, in qualità d’impresario edile, ma non trovò supporto alcuno. Nonostante la vicinanza alla linea gotica e la parte attiva che il nostro territorio ha avuto durante la Resistenza, in città non abbiamo nemmeno un museo della memoria. Allora non potemmo nemmeno esporre nella scuola le foto raccolte, che furono affisse alle pareti della Pubblica assistenza. Persino il monumento ai caduti durante l’eccidio è stato realizzato unicamente grazie all’interessamento dei cittadini”.

“Il problema è che i paesi a monte sono sempre stati trascurati – ha precisato la mamma – e in questo senso la chiusura dell’asilo sembra l’ennesimo colpo inferto alla comunità. C’è ancora l’asilo a Bivizzano, certo; ma se il numero d’iscritti restasse basso, l’anno prossimo sarebbe a rischio di chiusura anch’esso. L’asilo era splendido, i bambini l’anno scorso erano otto e facevano colazione insieme: sembrava una favola. Mi rattrista pensare al cambiamento che dovranno attraversare i bimbi dell’ultimo anno”.

“È veramente un peccato chiudere la scuola, l’edificio era nuovo e ben tenuto. Avevamo anche avanzato la proposta alternativa di dividere i bambini tra Bivizzano e Bergiola, per evitare la chiusura, ma non è stata accolta. C’informeremo anche sulla ripartizione delle spese: francamente seimila euro a bambino all’anno mi sembra eccessivo. Si risparmierà, poi, a seguito della chiusura? Non penso a Bivizzano la spesa sia inferiore, e le insegnanti dovranno comunque ricevere un compenso”.

“Noi facciamo il possibile per tutelare i paesi a monte: ci saremmo aspettati un minimo di aiuto. Il problema non sono quei cinque chilometri in più da percorrere, quella è una sciocchezza, è un discorso di principio: si è agito in maniera scorretta. Ora siamo impegnati a raccogliere le firme da depositare in Comune, sperando che serva a smuovere le coscienze,” ha concluso Cappè.
Lunedì 21 agosto 2017 alle 18:12:15
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