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L'Accademia contro giornalisti e politici: «Fanno scempio della bellezza»

Al centro della critica l'episodio dell'albero caduto sulla sede della Padula e il coronavirus

l'attacco
L´Accademia contro giornalisti e politici: «Fanno scempio della bellezza»
Carrara - Riceviamo e pubblichiamo integralmente dall'Accademia di Belle Arti di Carrara.

Quando citi Carrara, menzioni una città famosa in tutto il mondo per i suoi marmi nei quali mani d’artista vedevano “già racchiuse” opere d’arte, rammenti montagne dalla “neve” perenne e imperitura, tese ad abbracciare un centro cittadino dove, in un castello di rara bellezza, quell’arte continua ad essere fervida, protetta ed alimentata dalla marmorea cornice.
Entrare nel principesco castello significa essere piacevolmente contagiati da giovani volti, di varie etnie, desiderosi di apprendere, felici di muoversi in un contesto naturalistico e storico appartenuto a grandi artisti del passato, di aggirarsi tra mura pregne di una passione antica che ogni giorno si rinnova grazie al loro impegno e a quello dei docenti che insegnano le “arti belle”.
Perché l’arte è bellezza e non c’è nulla che faccia più inorridire dello scempio della bellezza. Tuttavia, questo è quello che quotidianamente avviene nella città di Carrara e, si badi bene, tale deprecabile devastazione non è opera di un’orda di stranieri vandali invidiosi di tale gemma che ancora risplende nel nostro territorio, ma è frutto della penna, assai molesta, di giornalisti locali che, quotidianamente, utilizzano l’Accademia per dare voce al gossip più bieco e indecoroso, che, costa dirlo, incide sul decoro cittadino, svilendo, immotivatamente, uno dei pochi centri culturali rimasti in città.
Esiste un diritto di cronaca certo, che contiene in sé un diritto di critica, ma entrambi vanno esercitati nel rispetto di un requisito fondamentale che è quello della verità dei fatti. Il giornalista ha l’obbligo deontologico ed etico del rispetto dell’altrui reputazione che, se offesa, configura il reato di diffamazione (art. 595 del codice penale).
Libertà di informazione e rispetto della reputazione altrui (oltre, naturalmente, all’interesse collettivo, alla notizia) sono i parametri di riferimento entro i quali il giornalista deve agire, verificando i fatti prima di divulgarli, dando voce a tutte le parti, esprimendo opinioni, anche forti, ma con toni civili e rispettosi.
Niente di tutto ciò avviene, con cadenza giornaliera, al contrario, è aperta la caccia allo strillone più infamante: la nomina del direttore che ancora non arriva è la conseguenza di chissà quali reati (ma la presunzione di innocenza ci chiediamo dove è andata a finire? E’ a qualcuno noto che non basta essere accusati di reato dalle malelingue del “quartierino” per esserne autori?); i revisori dei conti (di cui persino i nomi riportati sono errati) si sarebbero dimessi per chissà quali irregolarità (dove, in realtà, ben si evince la causa, del tutto estranea all’Accademia, dalla lettera di dimissioni) fino all’albero che crolla e per il quale, siamo spiacenti con i giornalisti e le loro “autorevolissime fonti”, ma è oggettivo che i vertici dell’Accademia non abbiano il potere di disporre anche delle forze della natura.
Continui articoli sulle testate locali, dunque, che, se non si vestono di pettegolezzo, fanno da tramite a campagne elettorali davvero improponibili: eccola lì la foto, volutamente stigmatizzante, che campeggia in mezzo alle nostre pagine locali, del rappresentante della Lega, Nicola Pieruccini, con tanto di mascherina con filtro in posa sotto la targa dell’Accademia, pericolosissimo focolaio delle infezioni da nuovo coronavirus. Peccato che da gennaio in poi non si è registrato alcun caso tra gli studenti dell’Accademia (anzi un riconoscimento particolare va agli studenti cinesi, che, come riconosciuto anche dal sindaco e dai rappresentanti dell’ASL, si sono attenuti scrupolosamente alle direttive emanate dal Ministero della Salute) nonostante si siano tenute lezioni e perfino gli esami della sessione di marzo. Consigliamo oggi al coordinatore Pieruccini, per coerenza, di farsi fotografare con mascherina sotto la residenza carrarese dei due coniugi venuti da Codogno.
Sconcerta ancora che il rappresentante leghista, forte delle sue fonti così attendibili, che probabilmente annoverano anche quei pochi che sulla pagina facebook dell’istituto fanno humor di cattivo gusto anche su accadimenti che potevano risolversi in disgrazie di ben altro tipo (l’ultimo quello dell’albero caduto sul tetto della Padula) chieda il commissariamento dell’Accademia e che, addirittura, alluda a uno stato di abbandono del suo patrimonio oggetto invece di continue richieste di prestito, in assoluto dispregio della continua attenzione ad esso prestata dagli organi di vertice dell’Accademia, che oltre che preservarlo, si preoccupano di dare a quel patrimonio nuova luce e di riportarlo agli onori, e non ai disonori (così come altri tentano di fare), della cronaca (si pensi al progetto, già avviato, del restauro della gigantesca scultura raffigurante Napoleone in veste di Marte pacificatore di Antonio Canova).
Ma l’intento, nemmeno tanto celato, non sarà quello di colpire il partito antagonista che, presente in giunta comunale, è, altresì presente nel Consiglio di Amministrazione dell’Accademia?
Ma per raggiungere un tale scopo è davvero necessario vomitare odio su ciò che Carrara ha di più prezioso? Un tale comportamento dovrebbe essere sanzionato, prima ancora che nelle aule dei tribunali, nelle coscienze degli individui.
Ma se coscienza e amore per il proprio territorio e le sue istituzioni continuerà a non esserci, l’Accademia si riserverà di valutare se vi siano gli estremi per una denuncia nei confronti degli esponenti della Lega e di tutti coloro che si fanno megafono di così tante e tali illazioni, completamente inesatte e non aventi alcun fondamento di verità.
Martedì 3 marzo 2020 alle 12:03:33
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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