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Ultimo aggiornamento ore 21.37 del 15 Luglio 2019

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«Salvare i ponti storici e proteggere Carrara dalle alluvioni è possibile» | Foto

Lo afferma Legambiente che ha inviato un corposo documento a Regione e Comune e rimprovera l'amministrazione comunale: «Come può consentire il riempimento degli invasi esistenti nelle cave dismesse?»

«stop alle terre al monte»
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Carrara - Salvare i ponti storici e proteggere Carrara dalle alluvioni è possibile. Lo sostiene Legambiente nel suo corposo documento inviato alla Regione e al Comune, nel quale esamina uno a uno, con dovizia di schemi, dati e illustrazioni, i ponti e le loro criticità e avanza proposte praticabili per risolverle.

Secondo l'associazione ambientalista, l’unico ponte da rifare sarebbe quello sul torrente Gragnana, alla Lugnola; questo, infatti, «già oggi inadeguato alla portata di piena trentennale (54 m3/s), dovrà ricevere altri 80 m3/s dal Car-rione di Torano, tramite la galleria scolmatrice, indispensabile per alleggerire il Carrione nel centro città. Non c’è dunque alternativa al suo rifacimento, con maggiore larghezza. Gli altri ponti storici del centro si salverebbero, compresi il ponte Forti e il fabbricato Forti sospeso sull’alveo». Si salverebbe anche il ponticello medievale di Groppoli, del quale (sebbene abbondantemente superabile dalle piene) Legambiente chiede il mantenimento, adottando, in caso di allerta, rigorose misure di Protezione Civile per la parte più bassa del vicolo di Groppoli e di via S. Piero.

«Le insperate possibilità sono rese possibili grazie alla riduzione delle portate di piena previste dall’aggiornamento dello studio idrologico, effettuato proprio perché Legambiente aveva segnalato che il precedente studio non valutava correttamente la capacità assorbente dei ravaneti.

Col nuovo studio, infatti, la portata da far transitare nel centro città scenderebbe dai prece-denti 140 m3/s a soli 97 m3/s; poiché già oggi il tratto urbano può smaltire 90 m3/s, non sarebbero più richiesti i pesanti interventi prima previsti. Non solo, dunque, un bel risparmio di soldi e di tempo ma, soprattutto, il salvataggio di un patrimonio storico-architettonico a cui i carraresi sono tanto affezionati. Fa eccezione il ponte della Bugia, da bypassare o da solleva-re, poiché oggi può sopportare senza esondare solo 60 m3/s.

Prendendo spunto dal ruolo protettivo svolto dai ravaneti – accertato dall’aggiornamento dello studio idrologico – Legambiente ripropone la realizzazione dei ravaneti-spugna (costituiti da sole scaglie, senza terre) che, assieme agli invasi di laminazione montani, sottrarrebbero ingenti portate di piena al centro città.

A tal fine, pertanto, rinnova al Comune e alla Regione la richiesta, già avanzata tre anni fa, di uno studio volto a individuare la miscela granulometrica ottimale per potenziare al massimo la capacità assorbente dei ravaneti.

Legambiente rimprovera però l’amministrazione comunale, che «starebbe continuando a funzionare come una “fabbrica del rischio alluvionale”. Come può, infatti, il Comune consentire il riempimento degli invasi esistenti nelle cave dismesse (che gli industriali utilizzano come discariche), proprio mentre la Regione si accinge a realizzare invasi montani? Come può continuare ad autorizzare l’abbandono di milioni di tonnellate di terre al monte, andando in direzione contraria alle indicazioni della relazione Seminara di rimuovere le terre dai ravaneti (poiché innescano colate detritiche che riducono la capacità degli alvei)?. Occorre dunque che l’obiettivo della riduzione del rischio entri a far parte della cultura e dell’operato quotidiano di tutti gli uffici comunali: servono chiare direttive per la pianificazione e per le prescrizioni da impartire alle cave e ad ogni altro intervento. Anche tali misure amministrative, a costo zero, sono componenti indispensabili e fondamentali di una corretta strategia di mitigazione del rischio idraulico».

Infine Legambiente ricorda che, quando tutti gli interventi idraulici saranno conclusi e la città sarà più sicura, ci ritroveremo con un Carrione in uno stato ancor più desolante di oggi: ingabbiato in sponde verticali in cemento, rettificato, inaccessibile e non fruibile dai cittadini e, a tratti, precluso perfino alla vista da muri arginali. Avanza perciò fin d’ora proposte per recuperare una grande ricchezza: un fiume rinaturalizzato, molto ampio, ricco di vegetazione riparia e di anfibi, uccelli, libellule, e altri insetti alati, con acque limpide ricche di pesci e macroinvertebrati; un intero ecosistema, ma anche un luogo affascinante, riposante, fruibile anche per tutti noi.
Domenica 14 aprile 2019 alle 15:31:46
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