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«Detriti al 90% dalle cave Michelangelo, perché un fermo solo temporaneo?» | Foto

Lo afferma Legambiente Carrara che invia le sue osservazioni a Comune e Regione Toscana: «Ha senso questa distruzione della montagna?»

«violazioni continue»
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Carrara - «Cave Michelangelo, perché un fermo solo temporaneo?». A chiederlo a Comune di Carrara e Regione Toscana è Legambiente Carrara che interviene sulla questione della chiusura delle cave 42 (Amministrazione) e 25 (Canalbianco) che fanno capo all'imprenditore Franco Barattini.

«In questi giorni – scrive l'associazione ambientalista – Comune e Regione si rimpallano la responsabilità del fermo delle cave Amministrazione e Canalbianco e si sperticano nell’assicurare che stanno facendo il massimo per risolvere al più presto il problema, quasi avessero un senso di colpa da espiare. Siamo giunti al punto da considerare vittime le cave ferme per violazioni dell’autorizzazione e carnefici gli enti che fanno rispettare le regole. Ciò è avvenuto per le cave che hanno scavato oltre i confini assegnati (salvate dall’art. 58bis) e sta avvenendo per le due cave in questione».

«In realtà, per la cava Amministrazione il ritardo nella conclusione della procedura di valutazione d’impatto ambientale è imputabile alla cava stessa, che ha presentato solo parte della documentazione dovuta e il fermo della cava Canalbianco è scattato a seguito di un sopralluogo e di importanti rilievi da parte dei Carabinieri Forestali. In entrambi i casi, dunque, la responsabilità del fermo è delle cave stesse; non si vede perché mai Comune e Regione dovrebbero sentirsi in colpa. Ma siamo davvero sicuri che le due cave vadano riaperte? La normativa in materia è chiara: l’escavazione è consentita solo per i materiali ornamentali (blocchi), non sono ammissibili cave di detriti. Per evitare “furbate” il Praer consente di rilasciare l’autorizzazione solo se i blocchi rappresentano almeno il 25% del materiale estratto, dunque i detriti non devono superare il 75%; prevede inoltre che il Comune invii annualmente alla Regione una relazione attestante il rispetto del Praer».

«Basta però un’occhiata ai quantitativi annui estratti dalle due cave (Tab. 1 e 2, visibili in fotogallery, ndr), in possesso sia del Comune che della Regione, per rendersi conto che entrambe violano sistematicamente e notevolmente tali limiti, tanto da poter essere definite cave di detriti (91% circa). In particolare, nei 13 anni considerati, la cava Amministrazione ha prodotto 312.967 t di blocchi e ben 3.264.349 di detriti; la cava Canalbianco 40.241 t di blocchi e 406.469 di detriti. Ha senso la distruzione della montagna con rese in blocchi così misere? E, soprattutto, è legittimo concedere autorizzazioni che violano clamorosamente il Praer? Crediamo che nell’istruttoria per l’eventuale riapertura delle due cave il rispetto delle leggi non possa essere ancora una volta ignorato».
Giovedì 7 febbraio 2019 alle 14:04:14
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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