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Ultimo aggiornamento ore 21.13 del 18 Dicembre 2018

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«Cava Combratta, quel piano di messa in sicurezza è una presa in giro»

Legambiente interviene sul progetto rimodulato dalla ditta per riprendere l'attività estrattiva: «Si estrarranno tanti blocchi quanti, al ritmo precedente, avrebbero richiesto un intero secolo»

le osservazioni
«Cava Combratta, quel piano di messa in sicurezza è una presa in giro»
Carrara - «Il piano rimodulato per la messa in sicurezza della cava di Fossa Combratta è un tentativo scandaloso di utilizzare motivazioni di sicurezza come pretesto per aggirare gli stretti vincoli del Pit ed estrarre tanti blocchi quanti, al ritmo precedente, avrebbero richiesto un intero secolo». Ad affermarlo è Legambiente Carrara che ha inviato le sue osservazioni sul piano di messa in sicurezza presentato dalla ditta che chiede di riprendere l'escavazione della cava che si trova sul monte Brugiana. Di seguito riportiamo le parole dell'associazione ambientalista.

Legambiente, nel presentare le osservazioni alla cava Fossa Combratta, depreca il fatto che il progetto non sia stato immediatamente respinto, trattandosi palesemente di un clamoroso tentativo di eludere i vincoli del Pit-Piano paesaggistico.
La ditta, infatti, di fronte al volume massimo estraibile di 1.370 m3 (consentito dal PIT in attesa dell’approvazione dei piani attuativi di bacino estrattivo), ha approfittato di un provvedimento dell'Asl (per la presenza di una massa rocciosa instabile) per presentare il progetto di una vera cava da 58.000 m3, spacciandolo come messa in sicurezza.
Così, col pretesto della messa in sicurezza, non solo si aggirerebbero i vicoli del PIT, ma si estrarrebbero tanti blocchi quanti, al ritmo precedente, avrebbero richiesto un intero secolo! Legambiente si chiede come l’AUSL (ingegneria mineraria) e il Comune (Settore marmo) abbiano potuto sostenere un tale progetto.
Eppure, di fronte alle resistenze del Parco (che ha già ritenuto il progetto ambientalmente inammissibile) e di altri enti, i due uffici hanno insistito proponendo, a loro dire, di ridimensionare l’impatto ambientale del progetto, cercando così di farlo accettare dalla conferenza dei servizi. Peccato che la proposta preveda l’apertura della cava (per 26.600 m3) lasciando però in posto l’ammasso instabile.
Legambiente considera la proposta una farsa e un’aggravante: non s’era mai visto, infatti, un progetto motivato da esigenze di sicurezza che, di fatto, si limitasse a garantire l’escavazione senza provvedere alla messa in sicurezza!
Oltre a questi aspetti sconcertanti, Legambiente si chiede come mai la documentazione sia priva proprio della relazione geologicogeotecnica che ha studiato la stabilità dell’ammasso roccioso individuando come rimuoverlo o stabilizzarlo. Forse perché la rimozione dell’ammasso era troppo semplice e non forniva appigli a tentare il colpo grosso, spacciando la richiesta della megacava come una grandiosa opera di messa in sicurezza?
Legambiente contesta poi la Relazione paesaggistica poiché, limitando l’attenzione alla ristretta area di cava (senza considerare il contesto boschivo in cui è inserita), non risponde ai requisiti fondamentali di una relazione paesaggistica: si chiede dunque come possa essere stata approvata dalla commissione comunale.
Fa notare inoltre quanto siano inaffidabili le dichiarazioni della ditta, laddove prevede di allontanare tutto il detrito prodotto «allo stesso modo di quello prodotto in passato»: una rassicurazione preoccupante visto che, da quando è stata installata la pesa comunale a oggi, la cava ha portato a valle solo blocchi: nemmeno un grammo di detriti in 13 anni! Inoltre, pur ammettendo di non aver adempiuto alla prevista rimozione del ravaneto, ha la faccia di proporne il mantenimento.
Si tratta di violazioni delle prescrizioni che comportano anche danno erariale, visto che i detriti abbandonati al monte, non transitando dalla pesa, non pagano il contributo d’estrazione né il canone concessorio. Una responsabilità delicata per gli uffici comunali che, pur registrando anno dopo anno l’abbandono dei detriti al monte, ne hanno consentito la prosecuzione.
Legambiente conclude ricordando che un progetto può essere approvato solo se rispetta tutti i requisiti; pertanto, così come è doveroso respingere un progetto di cava che avesse basso impatto ambientale ma fosse insicuro per i lavoratori, altrettanto deve valere per un progetto che garantisse la sicurezza ma avesse un elevato impatto ambientale.
Venerdì 7 dicembre 2018 alle 14:59:12
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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