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Ultimo aggiornamento ore 22.01 del 15 Ottobre 2019

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Danni da sovraccarico funzionale, nemici insidiosi della performance atletica

Le patologie da sovraccarico funzionale rappresentano ben il 50% di tutte le lesioni sportive. A cura di *Erica Pacini

Danni da sovraccarico funzionale, nemici insidiosi della performance atletica
Extra - Premessa: Esistono delle “malattie” da sport? Sì.

Oltre agli infortuni “classici” più comuni (traumi veri e propri, distorsioni, fratture, ecc), esistono problematiche di salute legate in modo stretto alla pratica sportiva in se stessa. Si tratta delle patologie da sovraccarico funzionale, le quali rappresentano ben il 50 % di tutte le lesioni sportive.

Il sovraccarico ha diversi volti e per definizione è un problema in primis funzionale. La ripetizione eccessiva (intensità) e continua (frequenza) nel tempo di alcuni gesti atletici e/o sportivi può comportare la comparsa di vere e proprie patologie specifiche dovute allo sport. La genesi del problema è legata ai microtraumatismi: l'azione traumatica, accumulata nel corso degli allenamenti o delle gare, produce nei tessuti un processo difensivo, e successivamente riparativo, che prende il nome di infiammazione.

Le strutture più colpite sono quelle tendinee, soprattutto nel loro punto di collegamento con il tessuto osseo (inserzione), le cartilagini articolari e l'osso. La funzione dei tendini è quella di collegare il muscolo all'osso e di trasmettere allo scheletro, grazie ad una deformazione elastica, le forze prodotte dalle contrazioni muscolari ammortizzandone gli effetti. Questo spiego il perchè siano specialmente alcune le strutture maggiormente colpite.

CAUSE E CONCAUSE

Molteplici possono essere i fattori che concorrono all'insorgere del problema: età troppo precoce, caratteristiche e condizioni fisiche non idonee, disciplina inadeguata , allenamento non corretto per quantità e/o per qualità, terreno ed attrezzature inadeguata, ecc.

Due sono in ogni caso i fattori casuali diretti e sono strettamente correlati al gesto tecnico: l'intensità del carico e la sua frequenza, sia all'interno della singola seduta di allenamento che nel ciclo dei vari allenamenti.

Concause intrinseche possono essere invece “difetti” difetti morfofunzionali e/o posturali
(cifosi o scoliosi del rachide, ginocchio varo o valgo, piede piatto o cavo, pronato o supinato, ecc), oppure paramorfismi o dismorfismi costituzionali e non, i quali possono portare ad una non corretta distribuzione del carico con conseguenti possibili tendinopatie o altro a vari livelli. Determinanti possono risultare inoltre gli squilibri muscolari fra gruppi di muscoli flessori ed estensori.

La comparsa dei fenomeni di sovraccarico è più frequente negli atleti "maturi" sia per fenomeni di sommazione in relazione alla durata della carriera sportiva, sia perché con l'età le strutture inserzionali sono meno resistenti ai carichi ripetuti ed hanno minore capacità di recupero.
Concause estrinseche, infine, sono da ricercarsi negli allenamenti eseguiti in modo non idoneamente programmati : carichi non bilanciati, errata periodizzazione, periodi di recupero insufficienti, esercizi con sovraccarico inappropriato. Materiale di piste e palestre o troppo rigidi o troppo elastici, terreni troppo pesanti in inverno o troppo secchi in estate, calzature non adatte, in assoluto o relativamente alla morfologia dell'atleta, sono altre concause estrinseche.

CLASSIFICAZIONE

E' possibile una classificazione in base alle strutture interessate: tendinopatie (peritendiniti,
tendinosi, tenosinoviti ipertrofiche, tendinopatie inserzionali, rotture sottocutanee), patologie
cartilaginee (erosione delle cartilagini articolari, artrosi, osteocondrosi), patologie ossee (fratture da "stress"), ma anche in base alla sede di lesione.

A livello del ginocchio, ad esempio, può insorgere la tendinopatia rotulea, i cui fattori intrinseci sono male allineamento della rotula, rigidità muscolare del quadricipite e del bicipite femorale.
Essa può associarsi o meno condropatia femoro-rotulea che interessa la cartilagine, ovvero la superficie di rivestimento delle ossa, che tende ad usurarsi nel sovraccarico.

La sindrome della bandeletta ileo-tibiale interessa la invece la regione laterale del ginocchio, nella cui flesso-estensione possono verificarsi degli sfregamenti tra la sua superficie profonda del tendine ed il condilo femorale esterno sottostante, favoriti da un accentuato varismo del ginocchio.

Altrettanto frequente è la tendinopatia achillea, la quale si presenta con dolore o lungo il tendine, con un ispessimento più o meno esteso avvertibile alla palpazione, o a livello inserzionale, ovvero nella parte posteriore del calcagno. Carichi di allenamento, conformazione del piede, calzature inadatte possono essere fattori causali determinanti.

La fascite plantare è invece problema più frequente nei soggetti ad esempio con piede cavo ed in sovrappeso, ma soprattutto in quanti fanno sport su terreni poco elastici ed è favorita da una ridotta flessibilità dell'achilleo.

LA DIAGNOSI

Il sintomo classico è il dolore lungo il tendine, dapprima durante l'esecuzione ripetuta del gesto
sportivo, poi nei gesti quotidiani ed infine, se non si interviene, anche a riposo. Classico è il dolore in 3 tempi: presente nei primi movimenti, scompare con il riscaldamento, ricompare a freddo dopo l'allenamento. Il secondo tempo, con il peggiorare del problema, si accorcia sempre più. Una corretta diagnosi si basa su una visita specialistica supportata da un'attenta anamnesi (il racconto dell'evoluzione del dolore è fondamentale), da un’accurata valutazione morfofunzionale e posturale e da un'analisi biomeccanica del gesto e dei carichi di lavoro cui è sottoposto l'atleta. Un'accurata visita corredata eventualmente da tecniche diagnostiche appropriate (ecografia, TAC, RMN) aiuta a definire il quadro con certezza.

Cosa fare per evitare il rischio di queste problematiche o per affrontarle al meglio?
Innanzi tutto ci deve essere una giusta ed attenta attenzione, informazione, sensibilizzazione e presa di coscienza a riguardo di tutti gli aspetti fondamentali da parte dei genitori , allenatori, tecnici ed anche degli atleti stessi La stessa attenzione deve essere poi attiva costantemente anche da parte di allenatori e preparatori che seguono la squadra.

Per ridurre i rischi e per ottimizzare la risoluzione, è inoltre fondamentale:

* Non sottovalutare mai fastidi e dolori, neppure in fase iniziale.
* Fare una tempestiva e corretta diagnosi.
* Iniziare e procedere con un’idonea terapia risolutiva e di recupero di tipo fisioterapico e chinesiterapico.
* Affidare le programmazioni a personale competente.
* Inserire protocolli di lavoro preventivo e compensativo nelle programmazioni fin da subito.
* Affiancare specialisti in grado di identificare problemi di questo tipo.
* Creare un lavoro di èquipe con figure specialistiche nell’ambito della prevenzione, della valutazione e della rieducazione.
* Monitorare sempre attentamente le caratteristiche e le condizioni morfofunzionali e posturali degli atleti.

La prevenzione è la prima e principale terapia!
“Atleta cosciente- Atleta vincente”


(nel prossimo articolo approfondimenti sulle fratture da stress)

* Erica Paccini
Dott.ssa Scienze Motorie
Spec.Attività Fisica Adattata
Spec. Posturologia Clinica
Fondatrice e CEO di FISIOGIN
Autrice del libro Postura su misura

Martedì 1 ottobre 2019 alle 12:25:28
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo post è a cura della A.S.D. Sportivamente


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